Addio a Zaha Hadid, un pilastro dell’architettura contemporanea

Addio a Zaha Hadid, un pilastro dell’architettura contemporanea

Da Oriente a Occidente così ha progettato il futuro

 

Il 31 marzo scorso si è spenta a Miami per un attacco cardiaco, all’ età di 65 anni, uno dei più influenti e riconosciuti talenti dell’architettura mondiale, Zaha Hadid. La prematura scomparsa della prima e ultima regina Archistar, ha lasciato attoniti e le tracce di anni di duro lavoro sono disseminate dalle più importanti città ai più suggestivi angoli del pianeta .

Occhi grandi e neri, volto rassicurante e inconfondibile stile, sono da sempre i tratti distintivi che hanno fatto della sua immagine un’icona globale, un simbolo di come l’arte non solo si crea, ma si indossa e la si assume a riferimento in ogni ambito del vivere. In lei arte e vita si fondono e si confondono, avrebbero suggerito gli esteti di inizio ‘900, avvalorando l’idea che alcune professioni sono totalmente condizionanti fino a diventare un costume d’essere, un modo di osservare e concepire le cose da una diversa prospettiva. Gli architetti, così come i poeti, filosofi, fisici e musicisti, sono definibili dei visionari, il cui sguardo si posa dall’umile pianta, all’edificio, al cielo, verso l’infinito e oltre. Nella ricerca l’artista si perde, si smarrisce: rispettando il passato, migliorando il presente e puntando al futuro nasce un’identità nuova, uno spirito propositivo. Nessun compromesso dunque, nella sua architettura, dove protagoniste sono onde, linee sinuose , slanciate strutture e uno spazio fluido. Dalle candide curve dell’Heydar Aliyev Center, alla “balena spiaggiata”del Museo del Mediterraneo di Reggio Calabria, all’innovativo complesso residenziale di Belgrado e del Citylife di Milano, all’Acqua Center di Londra, Zaha Hadid è riuscita a trasmettere il concetto di sorpresa, di meraviglia di fronte a progetti impossibili da cogliere nella loro totalità e forma. Ogni punto di vista, ogni angolo offre l’occasione unica di un elemento inaspettato, di una soluzione originale, di un involucro che cela una struttura radicalmente diversa. Margherita Guccione, direttrice del MaxxiArchiettura, ha affermato: “Sono orgogliosa di aver lavorato con Zaha per la realizzazione del grande campus urbano del Maxxi. Considero Zaha Hadid un genio che ha anticipato i tempi con la sua capacità di guardare avanti”. Camminare tra le gallerie del museo, percorrere le scale a serpente che si snodano all’interno, essere avvolti dal bianco che tutto uniforma è un’esperienza di spazio di straordinaria abilità. Oltre le potenzialità del cemento armato, oltre la gravità, oltre il volume compatto si apre il mondo della sua architettura che si piega ad essere un oggetto scultoreo urbano e non più un semplice luogo dell’abitare.

Le numerose opere e le collaborazioni l’hanno portata, per di più, a vincere nel 2004 il Pritzkerprize, il massimo premio del settore, con l’onore aggiunto di essere la prima donna a riceverlo a dispetto della predominanza maschile tra gli Archistar. Questa forte personalità si è tradotta anche in diversi prodotti dal design significativo: scarpe per Lacoste, gioielli per Swarovski oltre che arredi d’interni dal sapore futurista.  La morte dell’architetto irachena naturalizzata britannica ha lasciato 37 progetti in 22 paesi del mondo ancora da realizzare o inaugurare a breve, che saranno seguiti dal professionale team con il quale ha tracciato la maggior parte del suo percorso. Un grande vuoto si è creato poiché Zaha Hadid rappresentava e rappresenta tuttora il simbolo di un’epoca in continuo sviluppo, dove l’architettura si propone obiettivi sempre più ambiziosi.

Questa professione le ha permesso, però, di guadagnarsi un pezzetto di eternità, di lasciare una traccia importante alla portata degli occhi di tutti e di donare il suo pensiero attraverso segni plastici. La si ricorderà così, muovendosi all’interno delle architetture, visitando e vivendo gli ambienti da lei pensati, custodendo le sue perle di futuro per le generazioni che verranno “finché il Sole risplenderà sulle sciagure umane”.

 

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