Bere…Con amore: la coppa di Nestore

Bere…Con amore: la coppa di Nestore

Il sensuale invito di una coppa greca arcaica ricorda come da sempre l’amore sia onorato e celebrato

 

776 a.C: nell’isola di Pithecussa, la moderna Ischia, si lavora un vaso forse proveniente da Rodi, su cui si scrivono in alfabeto euboico arcaico e dialetto ionico i seguenti tre versi: “La coppa di Nestore era piacevole a bersi: ma colui che beva da questa coppa, lui subito prenderà desiderio di Afrodite dalla bella corona”.

Colpisce immediatamente il nome del re di Pilo, il mitico Nestore: è un richiamo evidente all’XI libro dell’Iliade, dove viene descritta con minuzia di particolari una famosa coppa dalla quale il saggio monarca non si separava mai. Ma perché tanta attenzione data a questa coppa sin dal suo ritrovamento nel 1954?

Sono due gli aspetti da esaminare: il vaso viene riconosciuto come il documento in alfabeto greco più antico e, soprattutto, inneggia alle meraviglie del simposio. Quest’ultimo era una pratica diffusissima tra i greci e aveva delle regole molto precise, stabilite dal capo del simposio, nominato ogni volta, il simposiarca: egli decideva per esempio quanta acqua mischiare nel cratere posto al centro della sala, dal momento che bere vino puro era considerato una cosa da barbari e l’ubriacarsi un’azione da vili, oppure disciplinava il momento dell’edonè, quando i simposiasti si dedicavano ai piaceri della carne e dello spirito.

Proprio a questi due momenti fondamentali la nostra coppa si riferisce: l’attimo del bere è simboleggiato dall’oggetto stesso, che segue la cosiddetta “formula dell’oggetto parlante”, espediente retorico con cui l’oggetto presenta se stesso, quello del piacere è indicato dalla menzione di Afrodite, simbolo sì dell’amore, ma anche di bellezza, l’ideale che ogni greco aristocratico persegue: questo infatti era il momento anche della danza e della musica nelle note della poetessa Saffo, della poesia e della discussione politica con i versi di Alceo, ma anche della discussione filosofica. Da non dimenticare infatti il Simposio di Senofonte, in qualche modo oscurato dal celeberrimo Simposio di Platone: a conferma di quanto detto prima, i simposiasti e, tra essi, anche Alcibiade, discutono animatamente sulla concezione di Eros e Bello, che vanno poi a confluire nel maestro per eccellenza dei filosofi, Socrate.

Tutto questo e altro ancora si può evincere da un’apparente semplice coppa, per di più anche frammentaria: l’occhio moderno, forse per la troppa distanza cronologica, forse per il venir meno dell’interesse per lo straordinario mondo antico, tende a guardare tutto con estrema superficialità. In Grecia invece gli oggetti sono capaci di parlare: mondo di completi folli o follia completamente meravigliosa?

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