Classico e classicista: la stessa cosa?

Classico e classicista: la stessa cosa?

Il bianco immacolato dei templi greci della nostra immaginazione contaminato dai colori della storia.

 

Quando si arriva tramite i propilei alla struttura più bella dell’antichità, il Partenone, non si può che ammirare l’ingegno e forse l’ispirazione davvero divina di chi l’ha costruito: il bianco candido incanta gli occhi dello spettatore che riesce a immaginare la magnificenza passata, prima che le intemperie e gli uomini facessero scempio di tale meraviglia. Ci si ferma e si dice: “Che bel tempio classico! Il marmo bianco delle maestose colonne doriche doveva essere il paradigma delle strutture sacre seguenti”. Ma davvero “classico” è il termine giusto da usare? In realtà l’atteggiamento di noi moderni nei confronti dell’arte antica è filtrato dall’esperienza neoclassica. Winckelmann, in particolare, condizionò il modo di vedere ciò che ci ha preceduto: il concetto che egli esprime non è quello della classicità, ma del “neoclassico”, come se il mondo antico fosse sospeso su una specie di nuvola, fatto di immagini incontaminate  e di pura filosofia. Niente di più falso. Propongo due esempi: dal punto di vista cinematografico la Medea di Lars Von Trier, che mostra dietro l’eroina il paesaggio brullo di Corinto e della sua campagna. Anche le vesti della protagonista non sono certo i pepli bianchi delle kòrai: spiccano colori forti quali il rosso e il blu, gli stessi delle colonne e dei fregi del Partenone, che la storia ci restituisce privo della sua struttura cromatica. Dal punto di vista invece letterario già Aristofane, grande poeta comico del V secolo a.C., si lamenta per quanto sia difficile ottenere silenzio a teatro, dato che gli spettatori non fanno altro che ciarlare tra di loro. Sono lontani dalla verità quanti immaginano un mutismo quasi devoto mentre gli spettacoli andavano in scena! E che dire poi dei giudici teatrali?  Di certo non seguivano il loro gusto personale, ma erano influenzati e temevano non poco il giudizio popolare, al quale sempre si conformavano. Tutto questo per dire che anche nei secoli che sono giustamente il pilastro portante dell’universo moderno c’erano degli uomini esattamente come noi, con gli stessi vizi e le stesse mancanze, non degli “eìdola”, fantasmi astratti e privi di fattezze umane. Ce lo dimostra ancora l’Odissea, il nòstos più famoso: nel grande poema di Odisseo/Ulisse, oltre le epiche imprese dell’eroe, Omero trova spazio per descrivere in modo estremamente accurato la fedele Penelope e le sue ancelle che tessono, usando dei termini del settore tessile che per noi possono sembrare di un’altra epoca, ma che sono ben noti ai nostri nonni. Per questo motivo avvicinarsi al mondo antico non è impossibile: si deve quindi accantonare l’idea classicista alla Canova e adottare il concetto di “classico” proprio dei filologi. In questo modo si scoprono meraviglie nascoste e, di fronte ad esse, si può esclamare a ragione: “Che uomini e che donne!”.

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli