Eureka!

Eureka!

Archimede, il genio di Siracusa che ha dedicato la sua vita alla ricerca e che con le sue scoperte ha posto una pietra miliare nella storia della conoscenza umana

 

Se vi chiedessero di fare il nome di un grande scienziato del passato di certo pensereste a personaggi come Einstein, Newton o forse Tesla. A quanti invece verrebbe in mente Archimede? Di sicuro non aveva meno genialità e inventiva di Gauss o Maxwell, eppure non sembra godere della stessa considerazione.

Non si può dire che non sia un personaggio altrettanto conosciuto, tuttavia si tende a sottovalutarlo rispetto a scienziati e matematici più vicini ai nostri tempi, forse proprio perché è vissuto ben più di mille anni prima della grande rivoluzione scientifica che ha avuto luogo in Occidente attorno al XVII secolo. Ma forse meriterebbe più stima proprio perché non aveva alle spalle scienziati tanto grandi: le sue ricerche non potevano che partire da zero, non avendo a disposizione precedenti scoperte nei suoi campi d’indagine. Perfino Newton (la cui grandezza in ogni caso non viene messa in discussione) non sarebbe riuscito a scoprire la gravità senza gli studi sul moto dei corpi celesti di Keplero e le ricerche di Galileo sulla dinamica, tanto che egli stesso scrisse, riprendendo Bernardo di Chartres: «Se ho visto più lontano, è perché stavo sulle spalle di giganti».

Proprio qui sta la genialità del matematico siracusano: pur non potendo usufruire di metodi matematici più raffinati, quale ad esempio il calcolo infinitesimale, è riuscito a calcolare grazie alle sue brillanti intuizioni il volume di conoidi e sferoidi, l’area del segmento parabolico e del cerchio, dando inoltre una stima di π molto accurata per la sua epoca. Non sono da meno le sue ricerche nel campo della fisica: celebre è l’aneddoto secondo il quale Archimede avrebbe scoperto il principio dell’idrostatica, che porta il suo nome, in seguito alla richiesta del tiranno di Siracusa Gerone II di trovare un modo per capire se la sua corona fosse stata effettivamente realizzata in oro puro. In tale occasione, dopo aver trovato la soluzione al problema, Archimede avrebbe gridato «Eureka!» (“Ho trovato!”), la celebre esclamazione con cui viene ricordato nell’immaginario comune. Altrettanto noti sono i suoi studi sulle leve, che hanno reso possibili utilissime applicazioni ingegneristiche: secondo alcune fonti Archimede riuscì a progettare una macchina in grado di sollevare un’intera nave. Non a caso gli è stata attribuita la frase: «Datemi un punto d’appoggio e solleverò la Terra».

La sua grandezza però non è dovuta solamente alla sua formidabile intelligenza: Plutarco nelle “Vite Parallele” (nella vita di Marco Claudio Marcello, 19, 8-12) racconta che durante l’assedio di Siracusa al soldato romano che minacciava di ucciderlo rispose che doveva prima terminare la dimostrazione a cui stava lavorando, testimoniando così  l’incredibile dedizione e la vera passione che aveva sempre avuto per i suoi studi, qualità che lo hanno reso uno dei giganti sulle cui spalle gli scienziati moderni sono riusciti a vedere così lontano.

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