Il passato incanta il presente: Creta e il palazzo di Cnosso

Il passato incanta il presente: Creta e il palazzo di Cnosso

Da dove deriva il termine Europa? la risposta ci arriva ancora dall’antica Grecia

 

Nel mondo in cui oggi viviamo si parla molto di Europa, un sogno costruito dopo secoli in cui si sono susseguiti innumerevoli bagni di sangue. Da dove deriva  il termine “Europa”? La risposta ci arriva ancora una volta dalla storia antica, che fa cominciare tutto in Grecia. Il mito racconta di una stupenda fanciulla che, con la sua bellezza, ha incantato il sommo Zeus: il dio cerca di unirsi a lei, che però gli resiste. Il padre degli dei non si dà per vinto e, trasformatosi in toro, la rapisce e la porta sull’isola di Creta: la giovane gli oppone ancora resistenza ma niente può contro il mutamento in aquila del Cronide. Dalla loro unione nascerà il re Minosse, sovrano di Creta e, forse, primo talassocrate. Il dettaglio più importante del mito, fino a qui volutamente trascurato, è il nome della fanciulla: Europa. Da qui parte la prima espansione geo-politica greca: il maestoso palazzo di Cnosso è la dimostrazione della grandezza di questa isola. Su una superficie immensa sorge una costruzione mastodontica, che in origine doveva essere completamente affrescata: tracce di queste opere d’arte si possono ammirare al museo archeologico di Heraklion, capoluogo di Creta. Un viaggiatore allora si chiede: ma cosa sono allora quei dipinti che rendono ancora più incantata l’aria che si respira tra le rovine? Qui interviene la modernità, che conserva il passato, ma spesso lo altera: agli inizi del secolo scorso Sir Arthur Evans, archeologo inglese innamorato dell’antichità, iniziò a scavare il sito di Cnosso, portando alla luce la meraviglia che ancora si ammira; commise però degli errori “artistici” e ingegneristici. Tolse infatti tutte le tracce di colore dalle pareti e le sostituì con degli affreschi che riflettevano più la sua fervente fantasia che non la realtà storica: pochi sanno, per esempio, che il bellissimo affresco del Principe dei gigli altro non è che il collage di ben tre affreschi diversi. Inoltre, l’archeologo decise di mettere del cemento sulle fondamenta per renderle più forti: questo provvedimento ha minato gravemente la stabilità della costruzione, che era stata realizzata in pietra calcarea rinforzata da travi di legno che, inserite all’interno dei muri, rendevano il complesso antisismico, consacrandolo a tesoro eterno, simbolo di una terra che ha dato la vita alla civiltà occidentale che noi ora conosciamo. Il palazzo riserva ancora un’altra sorpresa: il famoso labirinto del Minotauro non è una fantasia ma i meandri del palazzo stesso che, per la sua ampiezza, suggeriva a tutti quelli che lo visitavano l’idea di qualcosa di terribilmente intricato, adattandosi perfettamente al mito di Teseo e Arianna. Purtroppo, per i danni strutturali subiti, le stanze più belle e autentiche, come la sala del trono, non sono più visitabili, ma osservando dal vetro quest’ultima stanza si nota ancora un altro elemento che stupisce: la sala doveva essere completamente affrescata, tranne la parte che stava immediatamente sopra il trono, che veniva occupata per intero dal volto del re, Minosse, che da personaggio forse storico passa a significare un titolo onorifico. Questo è ciò che la splendida Creta offre ad un uomo moderno, che viene come risucchiato dalla storia e dalla leggenda e che, in qualche modo, scopre le sue origini.

 

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