In tempi di luce declinante

In tempi di luce declinante

“Saša è all’Ovest”.

[…] “In America?”

” No” disse Kurt “Non in America, all’Ovest. In Germania Ovest”

“Lo so” disse Nadežna Ivanovna. “Germania Ovest, è in America”.

Sono questi i confini che delinea Eugen Ruge nella visione del mondo dei suoi affascinanti personaggi, mediante i quali, in un avvincente romanzo, si propone di raccontare i cardini della storia dagli anni sessanta al 1989, e poi oltre, fino all’11 settembre 2001. Un testo narrativo costituito da “cartoline”, immagini fossilizzate in un momento definito, in cui compare la storia descritta da una serie di percezioni più o meno corrette, estremamente soggettive.

La trama ruota intorno al compleanno del novantenne Wilhelm, il 1 ottobre 1989, quando il muro di Berlino è ancora in piedi, ma la Deutsche Demokratische Republik ha già iniziato a dare segni di cedimento. La notizia irrompe proprio nel clima della festa: suo nipote Alexander detto Saša è fuggito ad Ovest. Significa dunque che non potrà più rivedere la sua famiglia, ma soprattutto che, per quieto vivere della stessa, concettualmente non ne fa più parte. Questo avvenimento fa da perno al racconto delle vicende dell’intera famiglia Umenitzer: l’arrivo in Germania dal Messico di Charlotte e Wilhelm nel ‘52, in veste di comunisti pronti a servire la patria, la vita del loro figlio Kurt che sposa la sempliciotta russa Irina, e a sua volta del loro figlio Alexander, nato già nel clima sovversivo degli ultimi anni della DDR. Un susseguirsi di vicende personali che discendono tutt’altro che casualmente dagli avvenimenti di quegli anni, portandone alla luce contraddizioni e risvolti singolari.

Il messaggio del romanzo è magnificamente riassunto nel titolo. Il “tempo di luce declinante” è la stagione autunnale, ripresa nelle scenografie del testo a identificare il tempo del ricordo e della consapevolezza. È luce declinante quella di ciascuna vita raccontata nel testo, secondo una tradizione consolidata tra gli autori postmoderni che hanno trattato il tema del muro e delle verità sconcertanti sulla Germania Est, per i quali il fallimento della Repubblica Democratica può essere raccontato in primo luogo nel fallimento personale di ciascuna esistenza vissuta da Ossis. Non meno importante il riferimento al declinare del sole comunista, simbolo di un’aggressiva propaganda ignara del fatto che l’alba splendente e rossa, presente su ogni volantino o manifesto, può allo stesso modo rappresentare profeticamente un tramonto.

La chiave del romanzo è la prospettiva. Molti episodi sono ripresi più volte dal punto di vista di ciascun personaggio, producendo un effetto narrativo che confonde il lettore ma che risulta essenziale nel descrivere quel gap generazionale che si evince dalle mentalità dei personaggi, frutto di un periodo storico così singolare. Nessun avvenimento viene concretamente raccontato, eccetto la fuga di Saša. Tutto quello che accade va letto tra le righe di discorsi diretti pungenti e veloci, che spesso rispecchiano perfettamente il duplice linguaggio vigente nella DDR: un codice cosiddetto pubblico, impregnato di una fittizia fiducia nel socialismo reale, e il sottocodice del privato, nel quale emergono la delusione, la sfiducia nel futuro e la necessità di poter andare oltre le innumerevoli barriere, fisiche e non, in cui la Germania dell’Est si era rinchiusa.

Un libro complesso, che presenta più piani di lettura e racchiude più di una riflessione a riguardo di un periodo storico sul quale, considerate le recenti produzioni alle quali questo testo si affianca, non si è ancora pronti a dare un giudizio univoco e conclusivo. Piuttosto, emerge una ricerca di confronti e corrispondenze con quella che è oggi la Germania riunificata.

 

 

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