L'erotismo in George Bataille

L'erotismo in George Bataille

Nel labirinto dell'Eros batailleano, nel suo costitutivo intreccio con Thanatos, ci si scontra (o incontra) con il rischio, la violenza, il desiderio, il crimine, l'eccesso, l'angoscia.

 

Venerdì 7 ottobre si è tenuta, presso la Casa Internazionale delle Donne, la presentazione del libro George Bataille. Figure dell'Eros (a cura di Fiorella Bassan e Sara Colafranceschi). Si tratta di una raccolta di sette saggi dedicati alla questione erotica nel filosofo e poeta francese derivanti da altrettanti interventi degli autori in una giornata di studi (29 marzo 2014) patrocinata dal Dipartimento di Filosofia della Sapienza Università di Roma.

A partire dal riconoscimento della centralità dell'erotismo in quello scrittore inattuale che fu Bataille (1897-1962), nel corso della conferenza i relatori hanno tentato di indagare le varie declinazioni della tematica amorosa nel suo magmatico pensiero, in particolare il legame indissolubile con la violenza, il tema dell'estasi, la spinta oltre il limite, ovvero l'uscita fuori di sé, la comunità degli amanti e il suo risvolto (a)sociale, l'eventualità di un'etica (ma si tratterà di definire di che tipo di ethos si possa parlare).

Per quanto concerne quest'ultimo punto, il professor Paolo Vinci ha sottolineato la paradossalità, almeno apparente, consistente nella possibilità di ricavare un'etica proprio in quell'autore da tanti considerato emblema della trasgressione. Ebbene, con Bataille, siamo di fronte a un'etica dell'incontro e della vulnerabilità. Infatti, l'esperienza erotica (nelle sue variazioni sul tema: erotismo dei corpi, erotismo dei cuori, erotismo sacro), lungi dall'essere intesa in senso appropriativo come “ebbrezza del dominio”, si configura come rischiosa esposizione all'altro (che sia l'altro amato o l'Altro). È possibile allora parlare di un'etica, ma solo nei termini di un'etica dell'esposizione all'altro che ci spossessa, ci espropria, ovvero lacera e fa scendere dal piedistallo l'Io prepotente ed arrogante di una lunga tradizione filosofica, mettendo così a nudo la sua caducità.

In Amore vige la tensione verso un altro inaccessibile e spingersi sino al limite di questa accessibilità, o inaccessibilità, significa anzitutto la messa in discussione della sovranità del soggetto, quindi un discorso sulla passività, sull'essere umano inerme. Solo così l'altro, che è l'essere amato-atteso, diviene quello che mi attraversa e mi lacera; solo così l'essere amante va a costituire quanto vi è di più pericoloso.

Percorrendo il binomio Eros-Thanatos, Bataille apre il suo saggio Erotisme dicendo che “Dell'erotismo si può dire che è approvazione della vita fin dentro la morte”. Seguendo la lettura di Bruno Moroncini in La Comunità degli Amanti si può dire infatti che l'erotismo, il culmine del godimento, “si prova nel momento stesso in cui l'essere isolato che noi siamo viene meno, muore e si perde nell'altro, diviene una sola cosa con l'altro”. E proprio in quanto si è sempre esposti al rischio della perdita, coessenziale alla passione amorosa è l'angoscia. Sembrerebbe che il disordine sessuale decomponga le nostre figure coerenti. Non resta che l'esperienza limite dell'amore: l'incontro di due angosce. Un incontro casuale e al contempo necessario, tanto estremo in intensità, quanto effimero in estensione temporale. Per dirla con le parole del nostro filosofo in L'amore di un essere mortale: “L'angoscia dell'uno era il desiderio che aveva dell'altro […] l'altro sorto come risposta all'angoscia che lo ha invocato, mi fu dato solo da questa angoscia e smetterà di essere la meravigliosa risposta che intendo, o che intesi, nel momento in cui il richiamo cesserà in me.”

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