L’Italia dall’orizzonte d’oltreoceano

L’Italia dall’orizzonte d’oltreoceano

Il nostro Paese raccontato dalle parole dei ragazzi del Programma Ponte

“Il solo vero viaggio […] non sarebbe quello di andare verso nuovi paesaggi, ma di avere occhi diversi, di vedere l'universo con gli occhi di un altro, di cento altri, di vedere i cento universi che ciascuno di essi vede”, così scriveva Marcel Proust. L’occasione di avere amici americani ospiti in Collegio è una possibilità unica, non solo per viaggiare nelle loro terre, attraverso i loro racconti, ma anche per conoscere meglio la stessa Italia, così come appare ai loro occhi. Questa chiacchierata nasce proprio dal desiderio di scoprire che visione hanno del nostro Paese Agustina (studentessa argentina, che ha vissuto per sette anni a Bologna), Alessia (statunitense nata a Roma, che trascorre un periodo in Italia ogni anno) e Paulo (un giovane brasiliano, alla sua terza volta in Italia).

Buongiorno ragazzi! Grazie per aver accettato l'invito a questa intervista. Per cominciare, quali sono le caratteristiche dell’Italia che più vi hanno colpito?

Agustina: Avendo trascorso la mia infanzia in questo Paese, molte caratteristiche della mia personalità sono italiane. Vivendo in Italia, ho subito notato in voi il forte legame con la vostra terra, intesa non tanto in senso nazionale, quanto locale, legato ai singoli territori. In Argentina, avendo a che fare con persone che hanno origini da tutto il mondo, siamo invece più legati alla nazione, che sentiamo come qualcosa di comune e che va oltre le nostre radici.

Alessia: Ciò che differenzia molto l’Italia dagli USA è il forte legame con la tradizione e, soprattutto, la grande attenzione alla persona. Proprio stamattina abbiamo seguito una lezione del prof. Stefano Semplici sulla Costituzione Italiana e sono rimasta molto colpita dallo scoprire quanto la persona sia centrale già dai primissimi articoli, a differenza della Costituzione Americana, nella quale la persona viene citata soltanto al quarto articolo.

Paulo: La mia esperienza italiana è legata alla mia regione di provenienza, il Veneto. I miei antenati hanno lasciato l’Italia e si sono trasferiti in Brasile per sfuggire alla povertà, ma portando con sé la cultura del lavoro e tante tradizioni popolari che anche noi abbiamo ereditato e che ho ritrovato tornando in Italia. La mia stessa città è stata costruita da migranti (infatti prende il nome di Venda Nova Do Imigrante).

Che cosa vi fa stare bene in Italia? Su che cosa invece avete un’opinione negativa?

Ag: Amo vivere le culture dall’interno. Apprezzo tanti aspetti del vostro stile di vita, tuttavia trovo che voi italiani siate troppo condizionati nelle vostre idee e nei vostri pensieri. L’essere “ingabbiati” in alcune strutture mentali vi fa mancare di curiosità, di spontaneità, e vi fa spesso avere paura del diverso.

Al: È fantastico poter andare a piedi dappertutto, viste le distanze ridotte. Inoltre mi piace molto l’attenzione alla tutela del patrimonio artistico ed alla salute dei cittadini. Ricollegandomi ad Agustina, anch’io credo che a volte “pecchiate” di una certa chiusura mentale, che soffriate di una sorta di paranoia del “può succedere di tutto”, a discapito della spontaneità.

P: Sono rimasto colpito dalle persone. Sono stato ricevuto bene ovunque, avete un’energia ed una positività travolgenti. Inoltre l’Italia è un posto sicuro in cui vivere. Per quanto riguarda gli aspetti negativi, noto che anche fra i miei connazionali di origini italiane è rimasta una certa diffidenza verso il diverso.

Vi viene data la possibilità di essere il Primo Ministro italiano per un giorno: quale riforma proporreste per il nostro Paese? E che cosa esportereste di italiano invece nei vostri Stati?

Ag: Sicuramente interverrei sulle politiche di immigrazione, istituendo iniziative per migliorare l’integrazione. Servono sia corsi per far conoscere il nostro Paese a chi trova in esso un rifugio, sia promuovere la diffusione fra gli italiani di un’idea migliore di accoglienza. L’incontro è sempre una ricchezza e non possiamo permetterci di ridare vita ad alcuni errori del passato (con le relative conseguenze). Importerei in Argentina, invece, l’istruzione pubblica di base. Nel mio Paese l’educazione statale è di bassa qualità e solo chi è abbastanza ricco può permettersi di frequentare le scuole private. Tutto ciò va a sfavorire la crescita culturale della nazione, che in questo modo non è pronta ad affrontare i suoi grandi problemi.

Al: L’Italia è un paese che vive di turismo, ma molto spesso le vostre bellezze, anche nei posti più visitati, sono rovinate da persone insensibili e negligenti. Introdurrei un sistema sanzionatorio più forte nei confronti di queste persone, perché incidono negativamente su una ricchezza fondamentale del Paese. Negli USA, invece, porterei i vostri controlli su alimenti e farmaci, oltre che la disciplina del benessere animale negli allevamenti e nella macellazione: sono elementi che rendono i vostri prodotti sani e di gran qualità. Inoltre, introdurrei la centralità della persona anche nella nostra Costituzione.

P: Concordo con Agustina nell’incentivare nuove politiche di accoglienza degli immigrati, che sono una gran risorsa anche in termini di popolazione, visto l’andamento demografico negativo che coinvolge, in generale, tutti gli Stati europei. Porterei in Brasile la vostra riforma agraria. Ho notato che in Italia, con la fine del fenomeno del latifondismo (ancora purtroppo diffuso nel mio Paese), è stato favorito lo sviluppo dell’imprenditorialità: le famiglie che avevano un proprio terreno si sono sentite più spinte a produrre prodotti sempre migliori, che hanno poi esportato all’estero ed hanno costituito un marchio dell’italianità. Credo che con una riforma del genere, anche in Brasile possano svilupparsi nel corso degli anni le stesse dinamiche, per tendere agli stessi risultati.

Grazie ragazzi. In bocca al lupo per il vostro Programma e per il vostro futuro!

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