The Times They Are a-Changin'

The Times They Are a-Changin'

Bob Dylan, il grande cantautore americano, vince il premio Nobel per la letteratura 2016. E non senza polemiche.

 

Il 13 ottobre 2016, i presenti all’Accademia di Svezia hanno accolto con un boato l’annuncio del vincitore del premio Nobel per la letteratura. Secondo i membri della SvenskaAkademien, Robert Allen Zimmerman ha infatti “creato una nuova poetica espressiva all’interno della grande tradizione canora americana”, facendo sì che il nome di Bob Dylan fosse consacrato nell’Olimpo dei poeti contemporanei.

Già vincitore del prestigioso premio Pulitzer nel 2008, il cantautore americano ha da sempre colpito i cuori dei suoi ascoltatori per la bellezza dei suoi testi e per l’impatto di un messaggio che celava i suoi toni forti sotto la potenza della veste lirica. Come dimenticare i profondi interrogativi che poneva, nel lontano 1963, Blowin’ in the wind, suggellando la disillusione dei giovani per la politica americana dell’epoca ed entrando in armonia con i sentimenti dei protagonisti dei movimenti del ’68. E tutto ciò Bob Dylan lo fece sempre accompagnato dalle note della chitarra e dell’armonica, con cui seppe combinare la tradizione del folk e le accentuazioni ritmiche del rock ‘n roll, dando vita al folk rock, espressione degli Anni della protesta contro la guerra del Vietnam e di Woodstock. Negli spartiti delle sue canzoni, egli è riuscito ad unire la cultura della grande tradizione americana delle ballate, la musica popolare e le melodiose proteste degli “hobo”, come Guthrie, suo mito,maestro e amico.

Dopo l’annuncio, non ha tardato a scatenarsi una querelle, talvolta dai toni anche piuttosto aspri, tra critici e scrittori: Bob Dylan è, infatti, il primo cantautore ad aver ottenuto un tale riconoscimento. A differenza del cantautore italiano Roberto Vecchioni, soddisfatto che venga finalmente apprezzata la “canzone d’arte” come quella di De André, tra coloro che sono contrari all’assegnazione del Nobel spiccano i nomi di scrittori quali Baricco, Magrelli e Murakami. Pur riconoscendo la straordinaria abilità del cantante come paroliere, Anna North, sul New York Times, sostiene che la sua poesia non possa essere separata dalla sua musica, che, premiata, non permette di onorare uno scrittore: questi, in fondo, non ha che carta e penna per emozionare e non certo un mezzo così potente come le note. A pochi giorni dalla sua scomparsa, c’è poi anche chi chiama in causa il nostro premio Nobel Dario Fo, uomo di teatro, attore, giullare, che a sua volta aveva scatenato una diatriba nel 1997. C’è allora da chiedersi quanto sia labile il confine che definisce una cosa così complessa come la letteratura, e se questo evento apra le porte a nuovi parametri di giudizio o, usando le parole di Luigi Sanpietro, sancisca un’apocalittica fine dell'interesse per la letteratura stessa.

Ai posteri l’ardua sentenza: per ora la voce di Bob Dylan continua a soffiare nel vento.

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli