Evasione fiscale, luci e ombre della cura da cavallo del governo indiano

Evasione fiscale, luci e ombre della cura da cavallo del governo indiano

Un bilancio sul provvedimento entrato in vigore da tre mesi

 

Grande scalpore ha suscitato la misura adottata a novembre scorso dal governo indiano per contrastare il fenomeno dell’evasione fiscale, una piaga ben conosciuta anche alle nostre latitudini.  A sorpresa, l’esecutivo di Narendra Modi ha stabilito il ritiro dei tagli da 500 e 1.000 rupie (corrispondenti, rispettivamente, a 6 e 14 euro), che dal 30 dicembre 2016 hanno perso ogni valore.

Si tratta di un cambio di passo notevole rispetto al passato, quando l’India ha conosciuto misure non solo più blande, ma anche decisamente bislacche. Basti pensare alla tecnica dei musicisti pagati per fare baccano sotto casa degli insolventi. Un sistema discutibile e, probabilmente, inefficace.

Di certo, la situazione della fiscalità in India non è rosea: si stima che solo il 4 per cento dei cittadini paghi regolarmente le tasse. Una percentuale che tiene conto anche di quanti - oltre la metà della popolazione - godono dell’esenzione totale, essendo contadini o cittadini che guadagnano al di sotto dell’equivalente di 3.400 euro annui.

Eppure non c’è voluto molto tempo per scoprire le criticità della nuova misura, a partire dal fatto che le banconote nel mirino del governo rappresentano il 90 per cento della moneta circolante (motivo per cui la conversione si rende necessaria per tutti, dai più poveri ai ceti abbienti). Ma c’è di più. C’è la difficoltà degli sportelli bancari, soprattutto nelle aree isolate del Paese, a far fronte alla domanda di denaro dei correntisti, aumentata esponenzialmente, come era facile immaginare, nel giro di pochi giorni.

Grandi difficoltà, che ora si stanno attenuando, si sono registrate in molti settori: agricoltori senza mezzi per acquistare le sementi, datori di lavoro in affanno per pagare il personale, ospedali che sono arrivati a rifiutare pazienti che potevano pagare le prestazioni sanitarie solo con la vecchia valuta. L’assenza di banconote da 500 e 1.000 rupie ha mandato a monte perfino moltissimi matrimoni.

Eppure, a conti fatti, il provvedimento per la lotta all’evasione fiscale ha dato i suoi frutti. Secondo la rivista Forbes, alla fine del 2016 il ministero delle Finanze indiano ha rilevato un aumento del gettito fiscale del 14 per cento sulle imposte dirette e del 26 per cento su quelle indirette. In particolare, rispetto all’anno precedente in ben 47 città si è registrato un incremento all’incirca del 260 per cento nel recupero fiscale. Inoltre, molto più diffuso è stato l’uso degli strumenti telematici per i pagamenti e si è registrato un trend positivo nell’apertura di nuovi conti correnti. Un passo importante, insomma, anche verso l’obiettivo della digitalizzazione del Paese.

Certo, ci sono anche altri nei. Sempre la rivista americana ha evidenziato che le nuove rupie non sono molto difficili da riprodurre, per cui il calo nella contraffazione è probabilmente solo temporaneo. Parimenti, i maggiori limiti al contante circolante e ai prelevamenti agli sportelli non sembrano aver fermato la corruzione, che viaggia spedita attraverso conti correnti creati ad hoc.

Nonostante le critiche sui tempi e sui modi di attuazione del provvedimento, lo sforzo politico-culturale del governo Modi verso la legalità e la modernizzazione del Paese è sicuramente notevole. Bisognerà vedere se questo impegno sarà seguito da altre misure concrete perché milioni di persone, oggi in stato di povertà, possano godere di condizioni di vita più dignitose, che costituiscono senza dubbio il miglior deterrente a situazioni di criminalità e illecito. ​

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