Trumpenomics: “Let’s America great again”?

Trumpenomics: “Let’s America great again”?

Elezioni americane e mercati finanziari: cosa sta accadendo?

 

Il 9 Novembre è stato eletto il 45° Presidente degli Stati Uniti d’America, Donald Trump, in modo inatteso rispetto a quanto previsto dai sondaggi.  Al di là del comprensibile sconcerto dell’opinione pubblica internazionale, cerchiamo di analizzare i principali punti del suo programma economico e le conseguenze che ne deriverebbero se tale programma venisse effettivamente attuato.

Dal punto di vista finanziario gli analisti avevano previsto un crollo dei mercati e in parte hanno avuto ragione poiché, a partire dalle ore successive allo spoglio, i futures USA hanno perso svariati punti percentuali e i mercati finanziari stessi hanno mostrato una tendenza al ribasso, congiuntamente ad un indebolimento del dollaro rispetto alle altre principali valute.

Tuttavia, questi effetti sono stati di breve durata: nei giorni successivi alle elezioni gli indici azionari americani sono tornati a crescere, il dollaro si è nuovamente rafforzato mentre il valore dei bond americani è sceso. Quali sono state le ragioni di questa inversione di tendenza?

Sembra che i mercati abbiano creduto alla principale promessa di Trump in ambito economico, ovvero quella di ridurre la tassazione sulle imprese. Questo porterebbe in futuro ad un aumento dei profitti delle corporations. Ora, poiché i principali modelli di valutazione delle azioni si basano sull’attualizzazione dei dividendi attesi futuri, si è registrato un rialzo degli indici dei mercati azionari americani. Inoltre, poiché una riduzione della tassazione implica di solito un aumento del debito pubblico, i mercati ritengono sempre più probabile un aumento dei tassi di interesse da parte della Fed. Ed ecco spiegato il duplice effetto sui mercati obbligazionari: in primis una riduzione del valore dei bond dovuta al rialzo dei tassi; in secundis una ulteriore convergenza degli investimenti dai mercati obbligazionari verso quelli azionari.

Per effetto del crescente grado di integrazione dei mercati finanziari a livello internazionale, gli effetti in precedenza accennati stanno avendo ripercussioni nel resto del mondo. Il rafforzamento del dollaro è dovuto allo spostamento di capitali provenienti dalle altre aree del mondo verso l’America, in cui diventa più redditizio investire a causa dei più elevati tassi di interesse e del trend crescente dei mercati azionari. Se il rafforzamento del dollaro si mostrerà persistente, sarà inevitabile un peggioramento della bilancia commerciale USA. Inoltre, il probabile aumento dei tassi in America potrebbe innescare un cambiamento nelle politiche monetarie della BCE, finora impegnata a mantenere il livello dei tassi ai minimi storici. È evidente che se l’aumento dei tassi USA fosse seguito da un analogo provvedimento nell’Eurozona, in Italia tornerebbe a crescere il peso del servizio del debito; in effetti, l’aumento dello spread registrato negli ultimi giorni sembra coerente con questa interpretazione.

Infine, un altro importante trend di mercato riguarda la crescita del valore dell’oro, da sempre considerato il più sicuro tra i beni rifugio e dunque particolarmente richiesto in periodi di incertezza e volatilità dei mercati finanziari.

Oltre alla riduzione della pressione fiscale, un altro punto del programma economico di Trump consiste nel favorire il ricollocamento in territorio americano degli apparati produttivi che le imprese avevano delocalizzato all’estero per sfruttare i minori costi di produzione. Inoltre, sembra che Trump voglia promuovere un ritorno al protezionismo, nel tentativo di favorire i prodotti nazionali e più in generale l’economia interna. Ciò significherebbe introdurre dazi protettivi e garantire premi o agevolazioni ai produttori statunitensi le cui attività contribuiscono positivamente alle esportazioni delle merci USA all’estero. Se questa scelta di politica economica fosse effettivamente attuata, lo scenario geopolitico mondiale ne risulterebbe alterato. Tuttavia, permangono dubbi sulla possibilità di conciliare un miglioramento nel saldo delle esportazioni nette con l’attuale politica di rafforzamento della moneta. E, più in generale, ci domandiamo se le misure protezionistiche da parte dei paesi più sviluppati non appartengano ad un passato da archiviare.

Infine, Trump si è impegnato a smantellare alcune misure di welfare introdotte da Obama, con particolare riferimento alla riforma sanitaria. Non sappiamo in che misura ciò andrà a incidere sul benessere dei cittadini, in quanto tale riforma è notoriamente incompiuta a causa della maggioranza repubblicana nel Congresso. Sono molti, in ogni caso, quelli che temono una ulteriore crescita delle disuguaglianze.

Probabilmente sarà necessario attendere la messa in atto di queste politiche per poi valutarne gli esiti. Non porterà a nulla manifestare ad oltranza contro un Presidente democraticamente eletto; ma sarebbe utile un approfondimento delle intenzioni di Trump in termini di politica fiscale, economica, commerciale e finanziaria, al di là del populismo e della demagogia che troppo spesso ci allontanano dalla concretezza delle problematiche reali.

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