L’insidia della valutazione

L’insidia della valutazione

Quando premiare il merito diventa strategia d’azione e garanzia di qualità. È davvero una scelta vincente?

Fra le parole chiave del disegno di legge su “La Buona Scuola”, approvato il 20 maggio scorso dalla Camera e ora all’attenzione del Senato, si sente ripetere continuamente, accanto ad autonomia, qualità e merito, anche la parola valutazione. Pare che nel nuovo modello di governance interna dell’istituzione scolastica tratteggiato dal Governo sia comparso un elemento che suscita particolari ansie ed inquietudini nei docenti: la proposta di creazione di un Nucleo di valutazione per ogni scuola, che si dedichi ad una sorta di processo auto-valutativo della realtà formativa nella quale è chiamato ad operare, con l’obiettivo di individuare coloro fra gli insegnanti che abbiano meglio svolto il proprio lavoro, così da valorizzarne il merito per mezzo di un bonus accessorio di retribuzione.

Ogni volta che spunta il termine valutazione brividi corrono lungo la schiena dei professori, sia che appartengano al mondo della scuola, sia che appartengano a quello dell’università. Il cuore del problema è sempre lo stesso: qual è il metodo più adeguato per giudicare le performance dei vari soggetti coinvolti nel delicatissimo ruolo di formazione degli studenti? A chi deve spettare, nel sistema d’istruzione del nostro Paese, questo giudizio dalle conseguenze decisive? Da questi verdetti spesso dipende il futuro di istituzioni scolastiche che, con effetti a cascata, o si dirigono verso una strada in salita, acquistando rilievo, a discapito di altre realtà, meno temerarie, oppure cominciano una discesa che progressivamente le conduce allo sfaldamento, vuoi per la penuria di risorse, vuoi per l’atmosfera di pessimismo e sfiducia che aleggia nell’ambiente, senza incentivare più l’investimento serio e convinto nel sapere e nelle relazioni umane di proficua collaborazione fra docente e studente. 

Nel mondo universitario sono stati fatti vari tentativi per cercare di far emergere la qualità sia della didattica sia della ricerca attraverso gli interventi dell’ANVUR (Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca), che, con il sistema AVA, VQR e altri strumenti, ha messo a punto dei parametri di valutazione che possano restituire un’immagine il più possibile obiettiva del panorama degli atenei italiani e del loro modo di muoversi sul campo, consentendo di monitorare le evoluzioni interne al sistema, così da riconoscere alle innovazioni e all’efficienza più opportunità per continuare lungo questo virtuoso percorso intrapreso.

Nel mondo della scuola idee analoghe non sono mai penetrate fino in fondo, anche se ora le cose sembrano trasformarsi. Anche la vita dei professori delle scuole secondarie diventerà più movimentata, perché i docenti dovranno dimostrare quotidianamente uno spirito combattivo sempre all’erta per poter prevalere sui concorrenti. Di fatto è questo ciò che un sistema di valutazione che chiami direttamente in causa i frutti del lavoro di ogni singolo docente arriva a scatenare e che, per poteri esplicare, richiede necessariamente ai professori di porre una rinnovata, costante e più intensa attenzione per lo studente, prodotto “concreto” comunitario, che viene “costruito” da molte mani durante gli anni di formazione all’interno della scuola.

Il timore che l’introduzione della meritocrazia nella categoria degli insegnanti genera sta proprio nel rischio di perdere di vista l’obiettivo della propria missione di formazione di futuri uomini e donne responsabili, avveduti, capaci di comprendere le leggi della natura e della civiltà in cui hanno trovato posto e nel rischio che di fronte all’aspettativa individuale di maggior guadagno si sgretoli il sentimento di unità, cooperazione ed autentica passione nel compito di trasmettere conoscenze e competenze ai ragazzi.

Dare più soldi a chi li merita non è detto che sia lo stimolo giusto a migliorare e migliorarsi, perché bisogna considerare anche il lato della medaglia di chi si svilisce perché rimane indietro, aumentando divisioni, discordie e strategie di guerra intestina per farsi lo sgambetto a vicenda. Il principio di riconoscere benefici anche economici a chi mostra maggiore impegno, competenza e responsabilità, d’altra parte, non può non essere condiviso, soprattutto per gli effetti sullo sviluppo formativo e per la crescita delle strutture scolastiche. Forse il vero unico nodo della questione sta nell’individuazione dei sistemi (obiettivi, indicatori e percorsi) da utilizzare per la valutazione della performance.

Il problema della valutazione per far emergere la qualità attraverso il merito è complesso e delicato, le voci da ascoltare sono variegate e contrastanti. L’acceso dibattito di queste settimane dimostra che siamo ancora lontani da una soluzione armoniosa, che metta d’accordo tutti e contemporaneamente risulti vincente.

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