Zygmunt Bauman, addio al padre della “società liquida”

Zygmunt Bauman, addio al padre della “società liquida”

Scomparso il grande interprete del mondo moderno. Ad Assisi una delle sue ultime apparizioni pubbliche in Italia

 

Il suo lavoro ha sempre conservato un carattere sociale, una vocazione civile  nel cercare costantemente di decifrare la storia del suo secolo con critica onestà. Oggi Zygmunt Bauman non c’è più, il grande sociologo di Poznań è scomparso il 9 gennaio scorso all’età di 91 anni. Ma resta la visione critica, attenta e solidale sulla società contemporanea di uno dei più importanti e prolifici intellettuali europei del secondo Novecento. Bauman si è distinto per l’interpretazione della Postmodernità in termini di liquidità, espressione oggi ormai invalsa nel gergo comune e usata per delineare questo momento storico di “affrancamento” dalle grandi narrazioni della Modernità.

Una delle sue ultime apparizioni pubbliche in Italia è avvenuta ad Assisi nell’ambito della manifestazione culturale “Umanità: Dialogo tra credenti e non credenti”. In quella occasione, il tema del suo intervento “Da Babele a Lampedusa: la necessità del ‘poliloquio’ in un mondo in diaspora” aveva riconfermato l’interesse sostanzialmente incentrato sugli eventi a lui contemporanei, sempre criticamente analizzati.

Ancora una volta l’interprete della Modernità liquida poggiava la sua lente sui fatti del mondo, lanciando un appello all’incomunicabilità dilagante, perché, consci della liquidità materiale del tessuto sociale e del mondo valoriale, si aprisse la possibilità di un discorso inclusivo e includente, in grado far proprio il buon proposito della reciproca comprensione.

Suo il merito di aver chiamato per nome quel caos e quella disgregazione sociale propria di un secolo scandito da neri e tragici capitoli, il Novecento. La sua metafora della Modernità liquida riesce a costituire l’unico riscontro positivo in un universo costellato di incertezze: è l’interpretazione che la Postmodernità dà di sé stessa attraverso uno dei sui figli, quello che ha saputo assumere su di sé l’onere e l’onore di cantarne, piuttosto che il disagio, la malattia, attraverso una lettura performante e rivelatrice.

 

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