Sharjah, quando gli emiri si improvvisano dogi del ventunesimo secolo

Sharjah, quando gli emiri si improvvisano dogi del ventunesimo secolo

Tra le dune sta sorgendo un nuovo polo artistico e culturale, che si candida a diventare la Venezia del Medio Oriente.

 

Sharjah: nome vuoto e privo di ogni significato per il mondo occidentale. Sta di fatto che l’Unesco nel 1998 ha insignito questo piccolo emirato, di 890 mila abitanti e 2500 chilometri di estensione, con il titolo di “Capitale culturale del mondo arabo”. Una nuova Venezia, insomma, affacciata sì su un golfo (quello Persico), ma con alle spalle non una verde pianura, bensì il giallo dell’arido deserto arabo.

Tutto nasce da una sovrana illuminata, la ”Maria Teresa” della penisola arabica, ossia Sheikha Bodour, figlia dell’emiro Muhammad Al Qasimi e presidentessa di Shurooq, authority per lo sviluppo dell’emirato, che ha intuito le potenzialità, anche economiche, che la cultura può dare nella regione araba. Il piccolo Stato, insomma non vuole essere tacciato (come altri Paesi vicini) di oscurantismo, ma ha deciso di cogliere un volano economico diverso dal tradizionale settore petrolifero, cioè l’arte, la quale, in mancanza di una tradizione, non poteva che essere quella contemporanea.

Che l’occhio sia rivolto alla laguna veneta, poi, lo testimonia Giuseppe Moscatello, artista pugliese e direttore del Maraya Art Centre di Al Qasbah, non solo museo ma anche hub della cultura 2.0: aldilà, infatti, di alloggi gratuiti per artisti selezionati da tutto il mondo arabo, vi sono giochi interattivi e percorsi educativi per i bambini.

Il legame con Venezia è perfino nominalistico: la tredicesima kermesse che fino al 12 giugno riunisce i lavori di cinquanta artisti internazionali si chiama “Sharjah Biennial” ed approfondisce esperienze artistiche poco note in Occidente, come il Surrealismo Egiziano del Novecento, senza per questo restare isolata dal resto del mondo (si veda la promozione di iniziative come “La canzone di Orlando: la versione araba”, al teatro “der Welt” di Amburgo a fine maggio di quest’anno).

Ultimo tassello che avvicina Sharjah all’Europa è la valorizzazione di quel poco che di antico è rimasto: la meravigliosa casbah (“fortezza”) della capitale, recentemente oggetto di restauro, o il sito paleolitico di Mleiha, trasformato in museo all’avanguardia.

Non resta che sperare, allora, che l’esempio del “Serenissimo Emirato” sia seguito da altri Paesi dell’area, magari anche da quella vicina appariscente ma un po’ “pacchiana” città che è oggi Dubai.

 

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli