Termopili: una sconfitta che permette la vittoria

Termopili: una sconfitta che permette la vittoria

Le guerre persiane: l’immensità dell’Asia soccombe alla piccola Grecia

 

480 a.C.: un’armata infinita si profila alle porte della Grecia, una colonna di popoli sterminata, pronta ad obbedire ad un re convinto di essere un dio. Serse è il figlio di Dario che, dieci anni prima, aveva tentato un’invasione, prontamente respinta da ateniesi e plateesi sulla piana di Maratona: il re è giovane, impetuoso, e desidera vendicare l’oltraggio subito dal genitore. I greci si riuniscono per decidere il da farsi, ma le divisioni già messe in luce dalla rivolta ionica tornano in auge, tutti vogliono difendere il loro territorio, mentre tanti altri, volontariamente o no, concedono terra e acqua al sovrano achemenide. Una situazione disperata. A questo punto interviene Leonida Agiade, uno dei re di Sparta: andando contro le disposizioni della sua città che gli impedisce di muoversi dal momento che era in corso la celebrazione delle Carnee, al comando di 300 Spartiati da lui stesso scelti, una volta appurato che avessero figli maschi, partono e si attestano al passo delle Termopili, una striscia di terra stretta tra il mare e la montagna, dove il plethos persiano sarebbe risultato perfettamente inutile. Riescono a tenere a bada gli orientali per qualche giorno, finchè il traditore Efialte non rivela agli Immortali come poter aggirare lo schieramento spartano: gli opliti vengono massacrati, il re decapitato e con la testa impalata, una carneficina che tinge la terra di rosso come il cremisi spartano. Dal punto di vista militare una sconfitta, ma per la storia greca un’infinita vittoria: ce ne parla Erodoto di Alicarnasso nel VII libro delle sue Storie. Lo storico sottolinea come alla  doulia persiana si contrapponga l’eleutheria greca: i primi hanno paura di andare in battaglia, scendono in campo dietro frustate del generale, i secondi, in modo particolare gli spartani, fanno della libertà il loro lavoro quotidiano. Alle Termopili, i greci sono talmente tranquilli che si pettinano i capelli e si ungono il corpo dopo aver fatto esercizio fisico: ai persiani che li osservavano dovevano risultare dei folli, ma passa agli orientali il messaggio preciso di quei gesti: Leonida è consapevole di andare alla morte, e con lui i suoi 300, ma decidono di andarle incontro con onore e in qualche modo anche con un gesto di sfida, presentandosi al cospetto di Ade meravigliosamente belli e in ordine. Ecco perché le Termopili sono una vittoria: pochi greci hanno osato contrapporsi a tanti persiani, e il loro capo supremo non ha ceduto alle lusinghe del denaro e del potere- Serse promette a Leonida che, se si fosse arreso, sarebbe diventato stratego di tutta la Grecia- ma, coscienti del proprio destino e del loro valore, hanno il coraggio di dire agli Arcadi che accompagnano gli Spartiati e che sono atterriti da uomini che sembrano non finire mai: “Hanno così tante frecce che oscureranno il sole? Tanto meglio, almeno combatteremo all’ombra!”. In conclusione, non si può dimenticare la risposta sottilmente laconica che il re Agiade dedica al sovrano achemenide nel momento in cui gli chiede di consegnare le armi: “Molòn labè!”. Due parole. Semplice. Essenziale. Viettele a prendere!

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