Assicurazioni, nuova frontiera per la sviluppo del Paese

Assicurazioni, nuova frontiera per la sviluppo del Paese

Protagonisti delle istituzioni e del mercato a confronto sulle possibili evoluzioni dell’industria assicurativa.

 

Si è svolto il 5 aprile scorso, alla Camera di Commercio di Roma, il convegno organizzato dall’Anspec, l’Associazione  Nazionale per lo Studio dei Problemi del Credito, presieduta dal Cavaliere del Lavoro Ercole Pietro Pellicanò, dal titolo“Le Assicurazioni per lo sviluppo del Paese”. Numerosi gli interventi che si sono susseguiti nel corso della mattinata. Ha introdotto i lavori il Cavaliere del Lavoro Bianca Maria Farina, Presidente di Ania, aprendo una riflessione sul ruolo delle assicurazioni quali enti in grado di offrire sostegno alla crescita e servizi sempre più adeguati alle esigenze dei consumatori in una logica di welfare.

“Viviamo nell’età dell’incertezza, non ci sono precedenti su cui basare una stima - ha aggiunto Salvatore Rossi, presidente dell’Ivass (Istituto per la vigilanza sulle Assicurazioni) - questo genera una policy uncertainty senza precedenti”. In questa logica, le assicurazioni, interlocutori di primo piano nei Paesi avanzati, devono ricoprire il loro tipico ruolo, ovvero quello di ridurre efficacemente il rischio degli attori economici, supportandone così lo sviluppo. Come incoraggiare ad assicurare? Tema di non facile soluzione quello dell’incentivazione all’assicurazione. Si può obbligare, non senza che sia avvertita come vessazione fiscale e che risulti ancora più invisa di quanto non lo sia ora? Opzione, dunque, di non facile realizzazione. “Va cambiata la sensibilità”, è la posizione generale della tavola rotonda, in una direzione “pro-preventiva” che abbia per finalità la sicurezza, attraverso l’azione coadiuvante congiunta di pubblico e privato, una partnership funzionale all’incremento di politiche di welfare sociale dove l’assicurazione giocherebbe un ruolo fondamentale. Basti pensare alla sanità, alla previdenza sociale, alla sostenibilità del proprio stile di vita.

Prendiamo ad esempio le catastrofi naturali che si sono abbattute sul nostro Paese negli ultimi mesi. Il nostro modello a carico dei contribuenti del bilancio pubblico risulta arretrato e insufficiente: la gestione del rischio catastrofale dovrebbe essere affidata alla soluzione assicurativa, dato il grande impatto e la scarsa probabilità che esso avvenga. In tal caso, anche a parità di costo del servizio, il guadagno si gioca in termini di vite umane, salvate prevenendo: per questo sarebbe auspicabile una partnership pubblico/privato che razionalizzi il risk management, che prevenga invece di curare. “Bisogna prevenire”, insiste il Cav. Lav. Pellicanò, invitando, così, a riconsiderare l’assicurazione quale espressione di civiltà e di una cittadinanza vissuta in maniera matura e responsabile, oltre che in una logica di resilienza sotto il profilo economico e sociale.

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