Decrescita felice, da Serge Latouche la via d’uscita per una società sempre più assetata di crescita e sempre meno appagata

Decrescita felice, da Serge Latouche la via d’uscita per una società sempre più assetata di crescita e sempre meno appagata

Il filosofo francese a Roma per presentare il suo ultimo libro e illustrare la teoria che coniuga l’economia con i temi dell’equità e dell’ambiente

 

Serge Latouche è un professore eterodosso di Scienze Economiche all’Université di Paris-Sud ed è il fondatore della “decrescita felice”, una teoria innovativa che coniuga la ricerca di una soluzione ai problemi sociali compatibile con la crisi ambientale che stiamo vivendo.

Lo scorso mese ha intrapreso una serie di conferenze in Italia, toccando anche la città di Roma, per presentare il suo ultimo volume “La decrescita prima della decrescita. Precursori e compagni di strada” (Bollati Boringhieri Editore). Un’occasione per chiarirsi le idee e farsi un’opinione sulla corrente di pensiero entrata ormai nel dibattito economico-sociologico, di cui si possono trovare tracce già in Epicuro o Aristotele, fino ai più recenti Castoriadis, Tolstoj e Pasolini, considerati dall’autore, per l’appunto, “precursori e compagni di strada”.

Per Latouche, la decrescita felice non ha a che vedere con la recessione, come spesso si crede. Per comprendere questo punto, occorre considerare che per i teorici della decrescita esiste una distinzione fondamentale fra beni e merci. Queste ultime sono oggetti e servizi scambiati con denaro. I beni, invece, sono oggetti o servizi dai quali le persone pensano di ricevere un’utilità. Dunque, non tutti i beni sono merci e viceversa. Latouche auspica una riduzione selettiva e controllata delle merci che non sono beni, in primis gli sprechi. Ad esempio, coibentare un edificio riduce la merce gas sprecata, dunque fa diminuire il Pil. Però il gas usato in eccesso non è un bene. Quella particolare riduzione del prodotto interno lordo mantiene inalterato il benessere, quindi è desiderabile.

Messa in questa prospettiva, parlare di decrescita significa anche trattare di una via d’uscita dalla crisi economica e, allargando lo sguardo, a fuggire da ciò che il pensatore francese ha chiamato come “l’incubo della società della crescita senza la crescita”.

A ciò si collega un altro concetto fondamentale nella teoria della decrescita che è quello di limite, soprattutto in relazione alla natura. Come affermato dall’economista francese: “Non è possibile una crescita infinita in un pianeta dalle risorse finite”.

Di qui, poi, un veloce excursus storico, dai cosiddetti “Trentes Glorieuses”, gli anni ruggenti dell’economia occidentale in cui la società della crescita raggiunse il suo apice e un diffuso benessere sociale, ai “Trenta Pietosi”, nei quali la ricchezza si è concentrata nelle mani di sempre meno persone e il cui epilogo è l’attuale società assetata (e contemporaneamente non appagata) di crescita.

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