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Almost Heaven, West Virginia... University

Almost Heaven, West Virginia... University

Storia di uno studente italiano che “vuol fa’ l’americano”, grazie a un semestre di studio all’estero.

 

Da questa parte dell’Atlantico, non c’è esperienza universitaria che non passi attraverso il college; WVU non fa eccezione. Anche di Morgantown, cantava John Denver, in country roads: situata a 280 metri sul livello del mare, almost heaven, è una cittadina di 30 mila abitanti, che ruota intorno alla West Virginia University. Durante l’anno accademico, la città raddoppia con l’arrivo di studenti statunitensi e internazionali.

Uscito dall’International house, la lunga gionata richiede un’abbondante colazione, nella mensa più vicina. Da downtown si raggiunge poi il campus di ingegneria, grazie al PRT, personal rapid transportation, una flotta di piccoli veicoli elettrici, senza pilota, che corrono su una sopraelevata.

Sbarcato alla stazione engineering, sedere tra questi banchi è come tornare alle superiori: i prof chiamano per nome (“David, my italian friend”) e assegnano compiti e test ogni settimana. Tutto il materiale è fornito tramite la piattaforma online, ecampus. Tra una lezione e l’altra ci si ferma in biblioteca: computer e laptop sono a disposizione degli studenti, delle comode poltrone invitano alla lettura del giornale (il Daily Athenaeum, redatto dagli studenti) e non di rado si ode un russare.

Il motto latino mens sana in corpore sano, anche se pronunciato all’americana, è praticato con assiduità al REC (recreation center): palestra, campi da calcio esterni, basket, piscina e persino pareti di roccia. È anche il luogo ideale per togliersi lo sfizio di sempre: sfidare due prof cinesi a ping pong (e perdere con dignità).

Il campus è studio, sport, divertimento, ma offre anche lavoro per gli studenti che devono far quadrare i conti. Infatti, nonostante WVU sia una delle università più economiche degli States - trentamila dollari per l’intero anno accademico, compresi vitto e alloggio nelle Halls - chi non ottiene una borsa di studio o non si chiama Jobs o Gates lavora come cameriere, corregge i compiti per i prof, collabora agli eventi universitari o assiste i freshmen (le matricole) nei dormitori (i c.d. resident assistants).

Passaggio crucial – e quasi obbligato – per la maggior parte degli studenti americani, il college rappresenta un momento di formazione a 360 gradi. Un’esperienza tanto completa che però rischia di isolare gli studenti, troppo presi da compiti, football, associazionismo, feste, da perdere la “cittadinanza”, dimenticarsi della comunità. Un buon antidoto, per uno studente straniero, è essere invitato a cena da una famiglia con origini italiane (molti compatrioti, nei primi del ‘900, trovarono lavoro nelle miniere di carbone della regione).

Sarà difficile dimenticare la West Virginia: All my memories, gather round her soprattutto per il forte spirito di appartenenza. Morgantown vive il suo sabato del villaggio in attesa della partita di football: la WVU gioca nella Big 12 conference. Fuori dallo stadio si consuma il tailgate: ogni famiglia o compagnia di amici griglia, mangia e beve attorno alla propria macchina. Poi sono tre ore di spettacolo, dove tutti partecipano ai cori, la banda dà il ritmo alle cheerleaders.

LET’S GO MOUNTAINEERS, perché alla fine, se i touchdown saranno stati sufficienti, tutto il Milan Puskar Stadium canterà, abbracciati gli uni agli altri, Country road!

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Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

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