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La questione migranti e la necessità di un approccio di lungo periodo

La questione migranti e la necessità di un approccio di lungo periodo

L'Ocse organizza un convegno per focalizzare lo stato dell'arte sui migranti, alla ricerca di cause, soluzioni, problemi e opportunità in un'ottica di cooperazione regionale e internazionale.

 

L’Ocse ha dedicato una giornata di brain storming alla questione migranti, invitando alla riflessione e alla “condivisione informale” rappresentanti dei Paesi membri, politici ed esponenti della società civile per trovare risposte ad una crisi globale la cui soluzione non può più essere ignorata.

Il primo passo per la ricerca di una soluzione è la comprensione delle cause del problema e, in questo caso, è necessario comprendere l’entità reale del fenomeno migratorio così da inquadrarlo in un contesto più ampio. Da più parti, infatti, i Paesi europei sono stati richiamati ad un esercizio di lucidità e consapevolezza: è vero che la crisi attuale è dovuta a fattori congiunturali che le conferiscono il carattere di emergenza, ma un’analisi geopolitica non certo raffinata è sufficiente per capire che le ondate migratorie saranno una costante. Quanto sopravvive del mito delle frontiere cadrà sotto i colpi della necessità di una riallocazione sociale, dai paesi poveri e giovani a quelli vecchi e ricchi, degli inevitabili mutamenti della geografia del mondo legati ai cambiamenti climatici, delle instabilità politiche e di una crescente interconnessione. Chi si attesta su posizioni progressiste parla di un dovere di apertura delle frontiere, ma anche ai più moderati appare chiaro che il controllo alle frontiere, così come i limiti all’accoglienza, devono essere pensati in un’ottica strategica di lungo periodo, abbandonando schemi ormai superati. Pensare ai migranti come a un problema da risolvere nel breve termine non fa che aumentare i rischi di un disastro annunciato.

Le organizzazioni regionali e internazionali - gli Stati possono ben poco – dovrebbero darsi delle priorità che, al momento sono tre. La prima è quella della prevenzione a breve e lungo periodo, con la stabilizzazione delle zone di guerra o ad alto potenziale di conflitto bellico e il sostegno allo sviluppo delle zone da cui la maggior parte dei migranti fugge per fame e povertà. Successivamente, è necessaria una risposta coordinata e tangibile alla crisi umanitaria dei migranti: non sono più rinviabili un sistema di asilo europeo e una cornice legale entro la quale agire con gli stessi mezzi e con attori qualificati, così come non è possibile prescindere da un sostegno concreto ai paesi di primo arrivo, così come sono tragicamente concrete – testimonia chi vive e lavora a stretto contatto con i migranti nei punti di prima accoglienza - le domande, i dubbi, le aspettative deluse di chi arriva e trova una terra che non è quella descritta da chi li ha derubati e torturati. Il terzo fronte, e forse quello più importante per le potenzialità positive e negative che in esso sono riposte, è quello dell’integrazione.

Integrazione è parola, e soprattutto concetto, diversa da assimilazione, con la quale non va confusa, pena un processo di mera massificazione e livellamento, il cui risultato sarebbe un annullamento dell’altrui identità e una repressione lontanissimi dall’obiettivo imprescindibile di coesione ed equilibrio sociali. La sfida è quella di imparare a gestire una società multietnica e c’è un sentiero che, per quanto possa essere scosceso e faticoso, porta sicuramente a questo traguardo, quello educativo. Far dialogare e incontrare i giovani, permettere loro di esprimersi, renderli protagonisti delle decisioni e dei progetti di integrazione che li riguardano è la via maestra per estirpare i pregiudizi e gettare le fondamenta di un nuovo paradigma di società. Alla base di ogni iniziativa, però, è necessario che vi sia un impegno comunicativo, grazie al quale tutti possano essere informati sulla realtà dei fatti, evitando la mistificazione della figura del migrante e del rifugiato.

Di fronte a queste sfide, il problema della sicurezza resta centrale. Non è possibile, tuttavia, dimenticare che la sicurezza ha due direttrici: la sicurezza dei Paesi che sono meta dei flussi migratori, e dei loro cittadini, e la sicurezza dei migranti, poiché non è possibile concepire una sicurezza che si compia attraverso una reiterata e sistematica violazione dei diritti umani. Per risolvere entrambe le questioni, la parola d’ordine è, ancora una volta, cooperazione. L’uomo è migratore e non deve essere la paura, legittima, del nuovo e dell’indefinito a fermarci davanti a una sfida la cui posta in gioca è altissima, poiché la vittoria può apportare solo benefici, ma la sconfitta preannuncerebbe l’implosione del mondo come lo conosciamo.

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Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

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