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Sull'(ab)uso delle slide a lezione

Sull'(ab)uso delle slide a lezione

Sembra che docenti e studenti universitari non possano più farne a meno. Eppure, l’impatto delle diapositive sulla didattica è controverso.

Non saprei dire in quale misura l’insegnamento universitario abbia subito trasformazioni rispetto alla generazione dei nostri genitori. È plausibile che l’evoluzione tecnica abbia determinato cambiamenti di rilievo nell’area scientifico-sanitaria e ingegneristica, con riferimento alle strumentazioni di laboratorio; in tal senso si potrebbe pensare che settori disciplinari legati a un impianto didattico più teorico, come l’area umanistica e quella delle scienze sociali, siano potenzialmente immuni al trascorrere degli anni, fatto salvo il fisiologico adeguamento dei programmi.

Questo è vero solo in parte. Provate a risolvere un problema di matematica finanziaria con carta e penna. La lunghezza e ripetitività dei calcoli sarebbe esasperante. Per determinare il tasso interno di rendimento di un investimento non vi sarebbe altro modo che procedere a tentativi, affastellando conti su conti nell’attesa di raggiungere un risultato accettabile. Oggi, con Excel, l’immediatezza dei calcoli consente di risparmiare tempo per sviluppare un procedimento analitico più elaborato, stimolando la capacità di ragionamento anziché affliggere lo studente con una revisione manuale di virgole e decimali. Pensate alla facilità con cui i database informatici consentono di reperire fonti bibliografiche per uno studente di lettere o filosofia, o alla semplicità con cui uno studente di lingue orientali può risolvere un dubbio sulla pronuncia o sull’uso di un lemma mediante una digitazione su un motore di ricerca.

La tecnologia può essere uno strumento formidabile per il supporto allo studio. Ma, entrando nel merito del rapporto docente-discente, provoca a mio avviso effetti controversi. E veniamo al tema centrale della nostra discussione, cioè l’(ab)uso delle slides a lezione.

La proiezione di diapositive Power Point sembra essere diventata una necessità irrinunciabile per i docenti universitari, in modo forse meno pronunciato nelle facoltà umanistiche e giuridiche, ma pur sempre trasversale ai più disparati ambiti disciplinari. È possibile che i questionari di valutazione Anvur abbiano esercitato una certa influenza, poiché i professori sono valutati dagli studenti (anche) con riferimento alla qualità dei materiali didattici. Sta di fatto che il ricorso alle slides rappresenta a mio modo di vedere una delle più tangibili differenze nel passaggio intergenerazionale dei metodi di insegnamento.

Le slides sono senz’altro utili quando non esistono testi di riferimento adeguati: penso ai principi contabili internazionali, in cui la continua evoluzione della disciplina rende impossibile la redazione di un manuale e in cui il rilievo applicativo assume una dimensione preponderante, una volta chiariti gli assunti di base. Sono preziose quando il docente vuole commentare dati, serie storiche e grafici, fornendo un riferimento puntuale e di impatto visivo. Aiutano lo studente a focalizzarsi su alcuni aspetti e non altri; inoltre, discostandosi dal libro di testo, consentono al professore di dare un’impronta più personale al corso.

Al contrario, le slides sono inutili quando forniscono una pedissequa duplicazione del libro di testo, ricalcandone fedelmente i tratti salienti. Peggio, sono dannose quando “smontano” la complessità di una costruzione analitica e somministrano allo studente un sapere già “digerito”, al costo di semplificazioni che impoveriscono la trattazione e limitano la capacità di spaziare fra le diverse sfaccettature di un problema.

Come sempre vi sono pro e contro, che dipendono dall’uso che delle slides viene fatto, da parte di insegnanti e allievi. Indubbiamente esse costituiscono uno strumento in più per lo studio, e questo è un grande vantaggio. Tra gli svantaggi, considererei una modalità di apprendimento a lezione prevalentemente caratterizzata da ricezione passiva, che trova sbocco naturale nella noia. Se la lezione si riduce ad una mera lettura delle diapositive proiettate, senza apporti aggiuntivi del docente, non vi sono più incentivi alla frequenza ed è la bravura stessa del docente ad essere messa in discussione.

Dalla mia esperienza personale, posso affermare che i docenti che ho apprezzato di più sono stati quelli che facevano lezione con in mano il gessetto o il pennarello, anziché il telecomando. Questo non significa che sia riprovevole un uso sistematico delle slides: se ricche e dettagliate, esse possono anche sostituirsi del tutto al libro di testo, con risparmio di carta e denaro. L’importante è che il professore non ne diventi dipendente.

 

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Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

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