L'eredità di Totti, patrimonio universale del mondo del calcio

L'eredità di Totti, patrimonio universale del mondo del calcio

Anche Francesco Totti dice addio al calcio giocato. Una brillante carriera tutta giallorossa, che ha segnato un’epoca

Ci sono uomini che segnano un'era, ci sono eroi che ti persuadono che le loro gesta possano durare per l'eternità, ci sono campioni che non smetteranno mai di rimanere nei cuori dei propri tifosi e degli amanti del calcio.

è una storia d'amore quella tra Totti e la Roma, che comincia nel lontano 1993, quando un giovane 16enne, piccolo talento del vivaio giallorosso, subentra al posto di Ruggiero Rizzitelli all'87esimo minuto di Brescia-Roma e il radiocronista Alberto Mandolesi, vedendoci molto lungo, dice: "[...] questo è il fatto storico - vogliamo un po' esagerare - è uscito Rizzitelli e ha lasciato il posto al giovane Francesco Totti".  Una storia durata ben 25 anni, una vera e propria eternità calcisticamente parlando. Una storia nella quale un campione ha preferito rimanere fedele sempre alla stessa maglia, ai propri colori, alla propria città e alla propria gente, piuttosto che andare a vincere in squadre più blasonate, quali Milan o Real Madrid. E proprio la sua gente, la sua città e la sua maglia giallorossa sono la sua vera vittoria, il suo Pallone d'oro.

Ogni allenatore che ha avuto la fortuna e l'onore di poter allenare Francesco ha riconosciuto in lui un talento cristallino, fuori dagli schemi, attorno al quale poter incentrare la propria filosofia di gioco. Ma che cosa ci ha lasciato Francesco Totti? Totti è stato per il calcio italiano dell'ultimo quarto di secolo uno spettacolo puro sportivamente parlando, un calciatore con una visione di gioco tale da far credere agli spettatori di avere gli occhi anche dietro la testa. Tocchi di prima, colpi di tacco e assist sono solo alcune delle giocate con cui ha incantato milioni di sportivi italiani e non (sebbene i laziali si ostinino ad affermare che fuori dal Raccordo non lo conosca nessuno). E poi c'è il "cucchiaio", vero e proprio marchio di fabbrica di Francesco. Indimenticabile il cucchiaio su rigore a Van Der Sar nella semifinale di Euro2000, ma anche quello in Inter-Roma del 2005, o quello nel derby del 2002 vinto 5-1, con dedica speciale alla moglie Ilary Blasi.

Totti ha rappresentato la volontà di non arrendersi mai di fronte alle situazioni più difficili, anche quando tutti lo davano per spacciato. Dopo il bruttissimo infortunio alla caviglia, nel contrasto con il difensore dell'Empoli Vanigli nel 2006, in molti pensavano che Francesco non sarebbe stato in grado di tornare il campione di prima. Eppure Marcello Lippi, allora CT della nazionale, credette in lui e lo convocò per i Mondiali del 2006. Totti si laureò Campione del mondo, segnando il gol della vittoria nell'ottavo di finale contro l'Australia, e soltanto una stagione più tardi si piazzò al primo posto nella classifica marcatori della serie A, vincendo con 26 reti la Scarpa d'Oro, premio riconosciuto al miglior goleador europeo.

Francesco ha messo così a tacere ogni critica o dubbio, rispondendo sul campo, ma i miscredenti come si sa rimangono dietro l'angolo, pronti a rigettare addosso fango alla prima occasione utile. A seguito di un inizio di stagione difficile, nel 2010, le critiche sul campione infatti ripiombano. Totti però conosce il gioco e sa che solo il campo può rendergli giustizia: nel derby di ritorno segna una doppietta e fa urlare un telecronista inglese: "The king of Rome is not dead!".

Nei dieci anni successivi dalla prima volta in cui qualche pseudo-giornalista/opinionista osò dire che Totti "era finito", Francesco ha sbaragliato ogni sorta di record: è il miglior marcatore italiano ad aver segnato in Serie A con un'unica maglia, e secondo in assoluto dopo Silvio Piola; ha segnato 307 gol in tutte le competizioni; è il giocatore più longevo ad aver segnato in Champions League; è il miglior marcatore del derby di Roma ed è il terzo giocatore in Serie A per presenze.
D'altronde, come disse il direttore sportivo Walter Sabatini, “Totti è intramontabile, è come la luce sui tetti di Roma a primavera inoltrata: la luce dilaga, non va mai via, dovrebbe arriva' notte e la luce persiste... e lui va avanti, fa gol... e lui dilaga. Inopinatamente, imprevedibilmente tutti lo avevano dichiarato claudicante, morto, sfranto, preso da tanti problemi, però Totti va in campo e schianta gli avversari.”.

Ma quello che più ha lasciato sono le emozioni. Francesco a suon di giocate di alta classe ha illuso tutti di poter essere eterno come la sua Città. A 38 anni entra in campo nel secondo tempo di un derby che la Roma sta perdendo 2-0 e lo pareggia da solo, con una rovesciata da figurine Panini. E pure un anno più tardi risulta essere ancora un vero asso nella manica per la sua squadra: subentrando nei minuti finali delle gare riesce a catalizzare l'energia di tutto lo stadio e a risolvere situazioni intricate grazie al suo straordinario talento. Fa commuovere tutti, quando in Roma-Torino entra all'85esimo e in soli tre minuti ribalta il risultato dall'1-2 al 3-2 con una doppietta. Totti chiude quella che sarebbe dovuta essere la sua ultima stagione con una media di gol/minuti giocati pazzesca (un gol ogni 77 minuti), meritandosi così il rinnovo di contratto per un ulteriore anno. Nella testa dei tifosi forse si spera sempre "Dai Francé, ancora un altro anno", ma il tempo, ahimè, è tiranno e prima o poi fa mettere la parola “fine” ad ogni storia, anche la più appassionante.

E la sua ultima partita purtroppo è arrivata... Lo scorso 28 maggio 70.000 tifosi hanno riempito lo Stadio Olimpico per dare il proprio saluto a Francesco in uno dei momenti più emozionanti della storia del calcio italiano. L’autentico calore reciproco tra Totti e la sua gente si è risolto in tre ore di applausi e cori, ma anche e soprattutto in tante tante lacrime. Nessuno avrebbe mai voluto far calare il sipario, nessuno avrebbe mai voluto ammainare una delle ultime bandiere del calcio italiano rimaste. Sebbene la sua ultima gara in campo con la squadra giallorossa sia stata proprio quella, la storia d'amore tra Totti e la Roma non avrà mai fine, perché ciò che ha fatto riecheggia nell'eternità.

Grazie Francesco, grazie Capitano.

Eroico, rinunciò ad allori ed ori, soltanto per amor della sua gente.
Per fedeltà suprema ai suoi colori.
Per sacrificio limpido e coerente.
E il tifoso che sa che il tempo esiste, felice e triste pensa al dì temuto.
è persino felice di esser triste, se la tristezza è per l'Eroe, tributo.

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