La vita creata in laboratorio è una realtà!

La vita creata in laboratorio è una realtà!

La notizia è di quelle che lasciano senza parole: il primo embrione artificiale è stato ottenuto. Per la prima volta un team di ricercatori dell’Università di Cambridge, guidato da Sarah Harrison con Magdalena Zernicka-Goetz, è riuscito a creare in provetta una struttura simile ad un embrione naturale di topo, ma senza utilizzare un ovocita fecondato. Siamo all’inizio di una fase che ci rivelerà tutti i segreti della vita.

 

Lo studio è stato pubblicato recentemente sulla prestigiosa rivista “Science” e si tratta dell’ultima scoperta della scienza nel terreno della riproduzione: un embrione di topo formato in laboratorio da cellule staminali. Normalmente le staminali embrionali si ottengono da un embrione, ma il team di ricercatori anglosassoni è riuscito a fare esattamente il contrario, ottenendo un embrione a partire dalle cellule staminali. A questo traguardo non si è giunti improvvisamente: dopo anni di tentativi, è stata superata una soglia, prima ritenuta invalicabile, ed è stato raggiunto uno dei risultati più ambito ed atteso dalla biologia dello sviluppo, considerato la chiave di volta per rispondere a tanti quesiti ancora irrisolti. La scoperta aiuterà innanzitutto a comprendere i meccanismi che permettono all'embrione di superare le primissime fasi cruciali dello sviluppo, contribuendo a chiarire l'origine di molte malattie; questo servirà pure a ridurre i test condotti su embrioni umani e sugli animali.

Sostanzialmente i ricercatori hanno modificato geneticamente cellule prelevate da un embrione di topo, le hanno assemblate con cellule staminali extraembrionali trofoblasti, precursori della placenta, insieme a una matrice extracellulare tridimensionale, per ricreare le prime fasi di sviluppo dell’embrione. Il risultato ha superato le aspettative: le cellule infatti hanno prodotto una struttura morfologicamente simile ad un embrione naturale. La scoperta permette, in linea di principio, lo sviluppo di un individuo fuori dall'utero, anche se questa possibilità è solo teorica e limitata ad alcuni settori. Più complesso è l’iter che dovrebbe portare all’origine di un feto sano, poiché occorrerebbe utilizzare anche le cellule staminali per la formazione del sacco vitellino, indispensabile per il nutrimento dell’embrione. La struttura non è però stata rilevata nell'esperimento.

Con questo nuovo traguardo si aprono importanti scenari per la ricerca medica, perché molti dei dilemmi etici in merito alle ricerche sullo sviluppo embrionale potrebbero essere superati dalla possibilità di utilizzare staminali coltivate in provetta.

Già nel secolo scorso, uno scienziato dilettante, l’inglese Andrew Crosse, è riuscito a creare in laboratorio la vita di strani “acari” partendo da sostanze inorganiche sottoposte a scarica elettrica. Da allora, ogni incursione dell’uomo sul meccanismo della vita ha mobilitato la riflessione etica, soprattutto nel 1997, con la clonazione della pecora Dolly. Lo spettro di un utilizzo distorto del progresso scientifico esaspera paure diffuse, prefigurando un futuro fantascientifico in cui l’uomo potrà replicare geneticamente tutti gli esseri viventi e crearne di nuovi. Nel giugno del 2000, l’allora presidente americano Clinton, in occasione dell’annuncio della conclusione del Progetto Genoma, disse di avere la sensazione di “leggere nel libro con cui Dio ha scritto la vita”.

Ma siamo sicuri che questo non sia il primo passo verso l’embrione artificiale umano? «No, nessun uomo artificiale, categoricamente no.» sottolinea Manuela Monti, biologa delle cellule germinali, professoressa delle cellule staminali presso il Centro di medicina rigenerativa Fondazione IRCCS Policlinico di Pavia. «È solo pura biologia. Il resto sono solo speculazioni da fantascienza. La formazione di un feto è cosa ben più complessa di questa e troppo complicata: non possiamo e non vogliamo farlo».

Così ha commentato invece Carlo Aberto Redi, direttore del Laboratorio di biologia dello sviluppo dell’Università di Pavia: “Senza volare nella fantascienza e immaginare chissà quali scenari, questo studio realizza una delle promesse della biologia delle cellule staminali embrionali: portare in provetta la malattia e studiarne l’evolversi sin dalle primissime fasi dello sviluppo”. La realtà è che è stato compiuto un passo enorme per capire chi eravamo, chi siamo e soprattutto chi saremo.


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