Che cos'è il neorazzismo?

Che cos'è il neorazzismo?

Un atteggiamento subdolo che si maschera dietro al rispetto della diversità per continuare a discriminare.

 

A volte capita che le persone accusate di essere razziste si difendano affermando di non credere minimamente nel concetto di razza e di non discriminare nessuno in base ad esso. Ad un interlocutore attento, però, non sfuggirà l'esistenza del neorazzismo, fenomeno diffuso, ma spesso poco chiaro ai più.

Come afferma la sociologa Chiara Giaccardi, «Il “razzismo culturale” (o neorazzismo), fondato su categorizzazioni elaborate a partire da tratti culturali (costumi, lingua, religione), tende a sostituire il concetto di razza con quello di etnia, o a parlare, ancora più in generale, di “differenze culturali”».1 Questo atteggiamento nasce nella seconda metà del '900, in seguito alla crescente stigmatizzazione del razzismo biologico, “classico”, basato sull'associazione diretta tra attributi naturali e caratteristiche intellettuali o morali. Non essendo più possibile promuovere queste forme senza essere oggetto di pesanti critiche, è stato necessario rimodulare, mascherare questa teoria, adottando come metro di paragone i concetti di “etnia” e “cultura”, utilizzati sostanzialmente come eufemismo di razza. Il “razzismo implicito”, come lo definisce Taguieff 2, teorizza la totale incommensurabilità tra le diverse culture, viste come entità monolitiche che non hanno alcuna possibilità di comunicare tra loro e non devono entrare in contatto, né tanto meno mischiarsi. Promuovendo un formale rispetto della diversità, si sostiene dunque una politica di mixofobia che considera lo straniero una minaccia, un'entità inassimilabile e indesiderabile.

Tra le cause di questo fenomeno Weber3 individua «l'ossessione del declassamento», la paura di veder scomparire le differenze tra il proprio status e quello del gruppo etnico «inferiore» nella scala sociale, colpevole di «risucchiare» gli indigeni e colpire il loro «onore etnico». Il razzismo populista vedrebbe in questa sensazione uno dei suoi moventi più importanti. Di fronte a questa nuove forme di discriminazione, più subdole ed elaborate, due rischi principali si pongono nelle nostre società. Un «antirazzismo commemorativo, che sorveglia un nemico che non c'è più»4, non sarebbe in grado di individuare e controbattere con efficacia le manifestazioni contemporanee di questo atteggiamento, utilizzando come metro di giudizio criteri antiquati legati alle sole differenze biologiche. D'altra parte un ampliamento indeterminato del concetto di razzismo causerebbe una scomparsa di punti di riferimento precisi ed una conseguente perdita di credibilità della critica antirazzista.   

Ancora una volta, nella complessa società di oggi, risulta necessario dotarsi dei mezzi utili ad interpretare fenomeni articolati, nebulosi, in continua e silenziosa evoluzione. Solo così, dopo una reale presa di coscienza, sarà possibile elaborare degli antidoti, dei rimedi che possano proteggere la comunità dalle insidie tipiche del mondo del XXI° secolo.

 

 

 

1 C. Giaccardi, La comunicazione interculturale nell'era digitale, Bologna, Il Mulino, 2010, p.262.

2 P.A. Taguieff, Le Racisme, Paris, Flammarion, 1977; trad. it. Il Razzismo, Milano, Cortina, 1999, p.48.

3 Cfr. ivi, p. 62.

4 C. Giaccardi, C., op. cit., p.262.

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli