Il Novecento non è più storia contemporanea

Il Novecento non è più storia contemporanea

Quando si parla di storia contemporanea si fa generalmente riferimento al periodo storico che trova nella Rivoluzione Francese del 1789 uno dei suoi emblematici eventi fondativi. Tuttavia mai come oggi  questa linea di continuità sembra spezzarsi.

Il Novecento è stato per molti versi uno dei secoli più bui della storia: è stato il secolo delle guerre mondiali, dei totalitarismi, della proliferazione nucleare, dei milioni di morti, della divisione del mondo in blocchi. Sembra quasi inconcepibile il fatto che due secoli dopo l’Illuminismo e la Rivoluzione Francese, nonché dopo circa 2500 anni di pensiero filosofico occidentale, l’umanità abbia potuto partorire ideologie come il nazismo e il socialismo reale, mirate in ultimo luogo a sottomettere completamente il singolo individuo alla comunità, sia essa da identificarsi con lo stato, la razza o la nazione.

Il XX secolo, soprattutto la sua seconda metà, ha avuto tuttavia anche dei meriti ben precisi, in particolare per quanto riguarda le linee guida delle relazioni internazionali. Il periodo storico compreso tra la fine degli anni ‘40 e i primi anni ’90 è conosciuto con il nome di Guerra Fredda. Esso vide lo scacchiere globale diviso in due blocchi principali, facenti capo rispettivamente a Stati Uniti e Unione Sovietica. Per quanto distopico e orwelliano possa essere stato uno scenario simile, esso fu uno dei pochi della storia, se non l’unico, in cui il mondo fu diviso sulla base di una concezione ‘laica’ dello stato. Da una parte si schierarono gli Stati occidentali e capitalisti, portavoce di un pensiero politico liberale, democratico e individualista, dall’altro gli Stati orientali e socialisti, interpreti di un marxismo totalitario e di una visione statalista e collettivista. Furono due ideologie molto diverse, criticabili da entrambe le parti, ma almeno basate su una concezione laica dello stato, e in quanto tali rappresentarono la vittoria del 1789.

Oggi viviamo il periodo inaugurato da un’altra vittoria dell’89, il 1989 però. Tutto infatti cambiò con il crollo del muro di Berlino e con la fine della Guerra Fredda. Lo scienziato politico Francis Fukuyama espresse all’epoca il suo concetto di “fine della storia”, in riferimento al fatto che con la caduta del comunismo i principi liberali si fossero ormai definitivamente imposti a livello universale su tutti gli stati e su tutti i popoli.

Le vicende dei decenni a noi più vicini hanno in realtà dimostrato che la storia non è finita. Semmai è finita un’epoca storica, quella appunto inaugurata dalla Rivoluzione Francese. Oggi la storia vive ancora, ma è tutta un’altra storia.

Samuel Huntington, un altro politologo americano, ha esposto nel suo libro The Clash of Civilization and the Remaking of the World Order la tesi secondo la quale dopo la fine della guerra fredda le relazioni internazionali e le guerre del futuro sarebbero state sempre di più condotte lungo linee di faglia culturali, etniche, religiose e identitarie. Il mondo sarebbe quindi passato da una divisione in due blocchi principali a una divisione in sette o otto diverse civiltà contrapposte. Tutto questo, si può concludere, a dispetto della laicità dello stato.

Analizzando la storia dei 25 anni passati, possiamo notare come in effetti molte guerre siano state condotte su base religiosa e/o etnica: le guerre nella ex Yugoslavia e la guerra del Donbass ne sono un triste esempio. Anche alcuni eventi di portata epocale, come l’attacco alle Torri Gemelle nel 2001 e le stragi di Parigi del novembre scorso, testimoniano che c’è una spinta da parte di alcuni attori statali e non a servirsi di una rivendicazione su base religiosa della propria politica di forza. Questi sono solo pochi esempi, ma testimoniano come la concezione laica dello stato sia al giorno d’oggi messa in dubbio da più parti.

Di fronte a questa situazione, qualcuno potrebbe essere perfino tentato di rimpiangere (su un piano puramente politico) il laico equilibrio di potenza che il mondo ha conosciuto durante la Guerra Fredda. A questo punto dobbiamo chiederci se il Nocevento sia ancora storia ‘contemporanea’ o se, per meglio dire, al ‘contemporaneo’ non corrisponda oggi una frattura che apre uno scenario largamente inesplorato, teso fra le ombre di un passato ancora più lontano e un futuro denso di incertezze.

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