Islam: pace o sottomissione?

Islam: pace o sottomissione?

Successivamente all’attentato al settimanale Charlie Hebdo alcuni hanno voluto sottolineare il senso letterale della parola islam; altri ne hanno invece enfatizzato il potere pacificante. I due significati in realtà non sono così antitetici come potrebbe sembrare

 

È il 7 gennaio 2015 quando due attentatori dal volto coperto fanno irruzione nella sede di Charlie Hebdo, a Parigi, uccidendo dodici persone. Il settimanale francese non aveva mai risparmiato a niente e a nessuno i suoi colpi satirici, dispensando, per esempio, vignette pungenti ai danni di tutti e tre i libri sacri delle religioni monoteiste. Ciò che però salta subito all’occhio è il soggetto del numero che doveva essere pubblicato esattamente quel 7 gennaio: in copertina una caricatura amichevolmente canzonatoria di Michelle Houellebecq; all’interno una recensione positiva del suo ultimo romanzo Sottomissione, traduzione letterale di islam.

Immediatamente i social networks hanno trovato il loro modo di dimostrare vicinanza al periodico parigino e alle vittime della strage attraverso l’hashtag #JesuisCharlie. Allo stesso tempo, la popolazione musulmana prende le distanze dall’increscioso attacco perpetrato da alcuni membri appartenenti alle frange più estremiste e militanti della loro comunità: “Islam significa pace” è stata la loro risposta indignata. Chi ha ragione e chi è nel torto? Pace o sottomissione?

Innanzitutto bisogna specificare che il sistema verbale arabo – così come quello delle altre lingue semitiche – si regge generalmente su una sorta di scheletro trilittero. Queste tre consonanti possono successivamente essere modificate da prefissi, infissi e suffissi al fine di ottenere sfumature di significato rispetto alla forma per così dire originale. Le tre consonanti della radice di islam sono precisamente s-l-m, le stesse consonanti che troviamo nella parola salām, “pace, salvezza”, la quale va a comporre il famoso saluto arabo as-salām ʿalaykum, “la pace (sia) su di voi”. E difatti s-l-m è anche, etimologicamente, la stessa radice del saluto ebraico šalôm, sempre “pace”, per l’appunto.

Ora, tornando alle modifiche di cui sopra, dalla radice s-l-m si può ottenere il verbo aslama, letteralmente “rassegnarsi a qualcosa, sottomettersi alla volontà di Dio”, e di conseguenza “abbracciare l’islam” (Eros Baldissera (2008); Arabo compatto. Dizionario italiano-arabo arabo-italiano; Bologna; Zanichelli). Da questo verbo, poi, si può derivare anche il nome verbale (grossomodo l’equivalente dell’infinito italiano): islām, “sottomissione (alla volontà di Dio)”. Con l’aggiunta del prefisso mu- si ottiene anche l’equivalente del participio presente italiano: muslim, “colui che si sottomette (alla volontà di Dio)”, quindi musulmano.

Per concludere, da un punto di vista strettamente semantico, islām non significa pace, che è semplicemente uno dei tanti significati convogliati dalla sua radice. Letteralmente islam significa appunto sottomettersi alle leggi che Dio ha rivelato all’umanità attraverso il profeta Maometto – in arabo Muḥammad. Cionondimeno i due significati sono strettamente legati l’un l’altro, poiché pace e salvezza, as-salām, possono essere trovate soltanto attraverso la completa sottomissione alle leggi divine, al-islām. Pace e salvezza sono dunque, per un musulmano, la diretta conseguenza della sottomissione al volere di Dio.

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