Ius Soli, dove sei?

Ius Soli, dove sei?

Il disegno di legge è fermo da un anno in commissione, ma un passo avanti sulla cittadinanza è necessario.

La risposta è “in Senato”, o meglio, impantanato in Commissione Affari Costituzionali, da un anno. Ma ripercorriamo il percorso del ddl 2092, “Modifiche alla legge 5 febbraio 1992, n. 91, e altre disposizioni in materia di cittadinanza”. Approvato dalla Camera dei Deputati il 13 ottobre 2015 con 310 sì, 66 no e 83 astenuti, il testo sembrava ben avviato. La versione votata dalla Camera, infatti, era frutto di un accordo di maggioranza che accoglieva le proposte di modifica di Scelta Civica e NCD. Ottengono la nazionalità i bambini nati in Italia da genitori extracomunitari, di cui almeno uno sia in possesso di un permesso di soggiorno UE per soggiornanti di lungo periodo. Quest’ultimo si può richiedere solo dopo 5 anni di soggiorno regolare in Italia. La famiglia deve poi dimostrare di avere un reddito annuo pari a quello dell’assegno sociale, circa 14.000 euro lordi, e di vivere in un’abitazione che rispetti i requisiti di idoneità. Infine è necessario superare un test di lingua italiana.  I figli di stranieri che sono arrivati nel nostro Paese prima di compiere 12 anni possono diventare italiani se hanno frequentato in maniera regolare “per almeno cinque anni gli istituti scolastici appartenenti al sistema nazionale di istruzione o percorsi di istruzione e formazione professionale idonei al conseguimento di una qualifica professionale”. Una bocciatura a scuola causa un forte allungamento dei tempi. Questi requisiti valgono anche per coloro che oggi hanno superato i 20 anni. Possono poi essere naturalizzati coloro che arrivano entro i 18 anni di età e concludono in Italia un ciclo scolastico o un percorso di istruzione e formazione professionale. Il provvedimento dovrebbe interessare nel complesso circa 800.000 persone.

Nonostante le pressioni della Rete G2, associazione delle seconde generazioni, e di organizzazioni come Save the Children, UNICEF e UNHCR, il testo è ancora fermo in commissione al Senato, in seguito a numerosi rinvii. Sicuramente ha contribuito l’aperta opposizione della destra, con la Lega Nord che ha presentato più di 7000 emendamenti. Probabilmente ha contato molto la percezione che la politica ha dell’opinione pubblica negli ultimi mesi. Dopo gli attentati terroristici di origine fondamentalista in Europa, potrebbe essere meno solido il consenso ai contenuti del ddl 2092. Due appuntamenti elettorali chiave, come le elezioni amministrative e il Referendum costituzionale avranno forse contribuito ulteriormente a congelare le scelte delicate in questo periodo. Inoltre è innegabile che l’interesse dell’elettorato verso la questione sia alquanto scarso, visto che non lo riguarda direttamente e che molti altri problemi affliggono il nostro Paese.

In ogni caso, un passo avanti sul tema della cittadinanza è necessario. Centinaia di migliaia di giovani di origine straniera si sentono italiani a tutti gli effetti e sono pienamente integrati nella nostra società. A differenziarli dai loro compagni di classe c’è solo un deficit di diritti, con quel permesso di soggiorno da rinnovare periodicamente, con costi non indifferenti. Concedere la cittadinanza non rappresenta un rischio per la sicurezza nazionale, soprattutto con una legge così prudente, ma un’importante occasione di riconoscimento dell’identità di questi ragazzi. Come potranno sentirsi veramente italiani se lo Stato in cui sono cresciuti nega loro l’appartenenza ufficiale alla Nazione?

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