La vendetta dei trattati di pace

La vendetta dei trattati di pace

I trattati del primo dopoguerra

 

Sebbene molto diversi tra loro, i trattati firmati all’indomani della Prima Guerra Mondiale portarono a un risultato dettato da un intento unitario: sancire definitivamente la fine dei tre imperi (tedesco, austro-ungarico e ottomano) ancora esistenti nell’Europa dell’epoca. Il risultato fu un nuovo ordine mondiale altamente instabile con il quale stiamo ancora oggi facendo i conti.

Molti degli eventi storici dell’ultimo secolo possono essere letti come conseguenza diretta dello scacchiere geopolitico creato dopo la fine della Grande Guerra. Possiamo assumere che i trattati di pace ebbero sia effetti di breve termine che effetti di lungo termine. Fra i primi è facile citare gli eventi avvenuti in Germania nel periodo immediatamente successivo alla Prima Guerra Mondiale. Anche senza entrare nel merito delle rigide clausole economiche e territoriali del trattato di Versailles imposte alla Germania, è un dato di fatto che esse contribuirono alla forte instabilità della neonata Repubblica di Weimar, che sfociò nell’avvento al potere di Hitler nel 1933 e nello scoppio della Seconda Guerra Mondiale.

Fra gli effetti di lungo termine non è forse troppo azzardato considerare la stessa crisi mediorientale, fra le cui cause può essere indicata anche la maldestra spartizione dei territori dell’impero ottomano in seguito al Trattato di Sèvres. L’impero forniva un assetto geopolitico stabile alla regione e la sua frantumazione in Stati in fondo senza nazione (quali la Siria e l’Iraq), controllati da diversi attori europei, pose le condizioni di una pericolosa instabilità strutturale. L’articolista di “Limes” Federico Petroni, per esempio, elenca in questa prospettiva quelle che egli chiama “guerre di successione ottomana[1]. Tra queste, quelle ancora in corso sarebbero: la guerra israelo-palestinese (che affonda le sue radici nella Dichiarazione Balfour del 1917), le tensioni tra la Turchia e i curdi, il conflitto in Yemen tra sauditi e ribelli huti supportati dall’Iran, la guerra in Siria. In particolare quest’ultima rivela quanto la mancanza di ordine nella regione sia pericolosa. Nel teatro siriano si è infatti imposto con violenza lo Stato Islamico, che controlla gran parte del territorio della Siria e dell’Iraq e ha imposto il suo dominio in tempi sorprendentemente rapidi.

 È chiaro quindi che al giorno d’oggi sono ancora presenti sul campo le conseguenze dei trattati di pace del secolo scorso. Non possiamo ancora sapere come evolveranno gli eventi di qui a qualche anno, ma la speranza è che il prezzo da pagare per una vecchia pace mondiale non sia una nuova guerra mondiale. Anche perché l’unica certezza a riguardo rimane quella fornita da Albert Einstein: “non ho idea di quali armi serviranno per combattere la terza Guerra Mondiale, ma la quarta sarà combattuta coi bastoni e con le pietre”.

 

[1] Federico Petroni, Guerre di Successione Ottomana, Limes 9/2015, Le Guerre Islamiche, ottobre 2015, pp.139-148.

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