Misericordes sicut Pater: un invito umanitario

Misericordes sicut Pater: un invito umanitario

La chiusura del Giubileo e il simbolo della Porta santa.

 

«Il Giubileo della Misericordia, che oggi si conclude, continua a portare frutti nei cuori e nelle opere dei credenti»: è questo il messaggio con il quale papa Francesco apre l’ultima giornata del Giubileo parlando ai tanti followers dal suo profilo Twitter. Sua Santità ha voluto iniziare la giornata del 20 novembre 2016 ribadendo il fatto che l’Anno giubilare non è un evento fine a se stesso, ma un segno duraturo che deve non solo permanere nei cuori di coloro che ne hanno fatto concreta esperienza, ma deve infondersi in tutti coloro che intimamente cercano il perdono e la grazia divina.

Il Giubileo straordinario della Misericordia, indetto per mezzo della bolla papale Misericordiae Vultus il 18 marzo 2015 e inaugurato per la festa mariana dell’Immacolata l’8 dicembre successivo, ha avuto la sua definitiva chiusura lo scorso 20 novembre, per la solennità di Cristo Re, la quale usualmente chiude l’anno liturgico cattolico. La scelta del papa non è stata per nulla casuale: l’associazione di un Dio che si rende re non per il suo potere o per la sua gloria ma per il carattere del suo amore compassionevole e misericordioso, non fa altro che accentuare il tema portato avanti durante questo Anno santo.

Il segno più distintivo di questo particolare evento è proprio la Porta santa, la quale simbolicamente rappresenta l’apertura verso un percorso di salvezza e il passaggio che il fedele pellegrino intende percorrere per espiare le proprie colpe. Tuttavia papa Francesco è riuscito nell’intento di ribaltarne il concetto dal profondo: se sin dal Medioevo si credeva fermamente che la Porta potesse alleviare il peso dei propri peccati, in questo Giubileo si è voluto attribuire ad essa un valore propriamente più spirituale e intimo, che cerca di creare un legame più stretto tra la coscienza di ogni fedele e Dio. Per questo motivo, durante l’omelia, il Pontefice ha più volte riaffermato che «anche se si chiude la Porta santa, rimane sempre spalancata per noi la vera Porta santa, la vera porta della Misericordia, che è Gesù Cristo». La chiusura della Porta santa, nuovamente, acquista un valore figurativo, poiché affida a chi ne ha fatto esperienza il compito di portarne il messaggio intrinseco di perdono e speranza.

Se, quindi, da un lato si parla di chiusura del Giubileo straordinario, dall’altro la solenne celebrazione della chiusura della Porta santa, celebrata alla presenza di circa 100.000 fedeli riuniti in Piazza San Pietro, è stata vissuta come il vero e proprio inizio di una nuova vita, una risurrezione alla quale ogni singolo uomo dovrebbe attingere. I temi portati avanti da questo Anno santo, infatti, non riguardano esclusivamente i fedeli cattolici ma si rivolgono ad un’umanità stravolta dalla guerra, dall’odio e dal sopruso dei più forti sui più deboli. La misericordia annunciata da papa Francesco è un invito umanitario a generare costantemente piccoli gesti di pace e di amore, di semplicità e compassione. L’Anno santo invita l’uomo a riconoscere il suo prossimo, a prendere a cuore il misero, il povero e l’afflitto.

Per ribadire i concetti cardine dell’anno trascorso, il Santo Pontefice ha promulgato e firmato una lettera apostolica intitolata Misericordia et misera, nella quale il papa, rivolgendosi alla comunità ecclesiastica, invita i sacerdoti al perdono e alla pratica della confessione; rivolgendosi a tutti i cristiani, invita questi ad essere operatori perseveranti della misericordia, tramandandone alle generazioni future non solo il fine divino, ma soprattutto il valore sociale intrinseco.

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