Più a destra

Più a destra

Da anni in Europa si sta assistendo progressivamente al ritorno dei nazionalismi. Nel seguente articolo si analizza il caso ungherese.

 

Il Movimento per un’Ungheria Migliore, o Jobbik, è un partito politico ungherese. Come si può intuire dal suo stesso nome, esso però non è un partito qualsiasi. Jobbik infatti significa letteralmente sia “migliore” che “più a destra”.  

Il fulcro originario di Jobbik fu un’associazione di giovani universitari protestanti e cattolici fondata nel 2002. L’anno successivo essa si trasformò in partito, il cui primo leader fu Gergely Pongrátz, il quale nel 1956 aveva preso parte attivamente alla rivolta anti-sovietica. Il leader attuale è Gábor Vona. Benché Jobbik abbia più volte preso le distanze dalla dicotomia destra-sinistra, rigettando in particolare l’etichetta di “partito di estrema destra” che gli è stata frequentemente affibbiata, le sue posizioni sono di fatto molto marcate.

“L’Ungheria appartiene agli Ungheresi”: questo è lo slogan con il quale il partito si presentò alle elezioni del 2009, mostrando un patriottismo estremo sfociante in un nazionalismo euroscettico. Da una parte, infatti, Jobbik esalta il popolo ungherese per la sua appartenenza alla razza uralo-altaica, dall’altra esprime posizioni considerate da molti antisemite e gli sono state attribuite vere e proprie azioni punitive contro le comunità Rom. Jobbik rilancia inoltre l’irredentismo ungherese, guardando a quella che un tempo era la Grande Ungheria. Nonostante il partito si dichiari non violento e democratico, parate militari e ronde sono attività consuete e una delle posizioni di Jobbik che hanno creato più scalpore riguarda la reintroduzione della pena capitale.

II partito fondò nel 2007 la Guardia Nazionale Ungherese,  associazione paramilitare con lo scopo di garantire il  “mantenimento dell’ordine pubblico” e l’“autodifesa nazionale”. Tale associazione, la quale aveva come uniforme una camicia bruna contrassegnata da effigie imperiale, è stata accomunata più volte dalla stampa internazionale a gruppi paramilitari del passato e venne bandita nel luglio del 2009 dalla Corte D’Appello Ungherese a causa delle sue attività contro i diritti umani delle minoranze garantiti dalla costituzione ungherese.

Jobbik non è l’unico caso di partito nazionalista nato negli ultimi anni in Europa. Quello che lo distingue è il suo impressionante successo elettorale, considerevolmente aumentato nel tempo. Basti pensare che nelle elezioni parlamentari del 2006 il partito raccolse soltanto il 2,2% dei voti, in quelle del 2010 il 16,7%, e nelle ultime del 2014 il 20,54%, risultando in questo modo il terzo partito nello scacchiere politico. I sondaggi attualmente lo danno a circa il 25%.

Una vittoria di Jobbik alle prossime elezioni risulta quindi una possibilità concreta, che l’attuale Primo Ministro dell’Ungheria e leader del partito di governo Fidesz, Viktor Orban, deve prendere attentamente in considerazione in vista delle elezioni parlamentari del 2018. A questo punto è lecito chiedersi: e se la costruzione del muro al confine serbo-ungherese per fermare l’ingresso dei profughi altro non fosse se non una mossa tattica del Primo Ministro, volta a soddisfare le esigenze dell’opinione pubblica in modo da stroncare l’impetuosa avanzata elettorale di questo partito?

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