Venezuela: futuro incerto

Venezuela: futuro incerto

Dopo le elezioni del 6 dicembre si apre una nuova fase per il Paese in preda a una gravissima crisi economica.

 

Le elezioni parlamentari venezuelane del 6 dicembre hanno sancito la netta vittoria della coalizione di opposizione MUD (Mesa de Unidad Democratica), che ha conquistato 112 dei 167 seggi disponibili. Il risultato evidenzia la sfiducia dell’elettorato verso il PSUV (Partido Socialista Unido de Venezuela), al governo da 17 anni. Dopo la morte del presidente Hugo Chávez il potere è passato nelle mani di Nicolás Maduro nel marzo 2013 e da allora il Paese è caduto in una gravissima crisi economica.

La causa principale consiste nel crollo del prezzo del petrolio: il prezzo al barile, sceso in meno di due anni da 140 a circa 40 dollari, ha avuto un impatto nefasto su un’economia le cui esportazioni sono costituite da greggio per il 96%.

Le risorse petrolifere sono gestite interamente dall’azienda statale PDVSA e rappresentano la maggior parte delle entrate dello Stato, che, nell’epoca della “Rivoluzione Bolivariana”, non ha lavorato per potenziare il sistema economico in altri settori. Il calo degli introiti ha portato ad una notevole svalutazione della moneta locale, il bolivar, scambiato intorno a 850 con il dollaro – a fronte di un cambio ufficiale a 6,3 – e ad un’inflazione galoppante, stimata per il 2015 al 160%. Il default è considerato quasi certo nei prossimi 5 anni e i tassi di interesse sui titoli di stato sono alle stelle. La carenza di beni di prima necessità è stimata ai due terzi. Il governo preferisce onorare il debito sovrano per evitare il fallimento. I cittadini possono recarsi al supermercato a giorni alterni e sono costretti a lunghissime file per acquistare pochissimi prodotti, quando disponibili.  

All’esasperazione della cittadinanza ha contribuito anche il duro atteggiamento del precedente governo nei confronti delle opposizioni. 43 persone sono state uccise negli scontri del febbraio 2014 e vari esponenti dei partiti rivali sono stati incarcerati. Tra gli altri, Leopoldo López, leader del partito “Voluntad Popular”, è stato condannato a 13 anni e 9 mesi di reclusione per aver istigato la rivolta.

Quali prospettive per il futuro? Secondo il sistema venezuelano il governo resterà al potere fino al 2019, ma la Costituzione garantisce ampi poteri al parlamento. La maggioranza dei due terzi conquistata dall’opposizione permette non solo di porre il veto sui decreti dell’esecutivo, ma anche di promuovere referendum e riforme costituzionali e convocare l’Assemblea Costituente. Inoltre sarà possibile approvare una legge di amnistia per i prigionieri politici, provvedimento che la MUD ha intenzione di prendere per primo all’inizio dei lavori. La transizione non si prospetta comunque facile perché il Presidente Maduro, dopo aver pubblicamente ammesso la sconfitta, ha dato segno di non volersi arrendere facilmente. Il 13 gennaio, come ha riportato il sito di Rainews, ha invitato le forze armate a tenersi pronte perché “il Venezuela è vittima di una guerra non convenzionale, economica, finanziaria, criminale e psicologica”, dietro alla quale ci sarebbero gli Stati Uniti. Il 17 dicembre inoltre, Maduro ha annunciato la creazione di un parlamento parallelo, il “Parlamento Comunale Nazionale”, che avrà il ruolo distribuire risorse alle province. Giuristi critici verso il governo hanno avanzato dei dubbi sulla costituzionalità dell’iniziativa. Come riporta “El País”, il 30 dicembre la Corte Suprema ha decretato la sospensione dell’elezione di 4 deputati, di cui 3 dell’opposizione, per irregolarità nel processo elettorale. Il ricorso presentato dal PSUV è stato, dunque, accolto, e altri 6 deputati dell’opposizione sono ancora oggetto delle indagini della Corte.

La situazione è dunque estremamente complessa e saranno necessari provvedimenti drastici in ambito economico per evitare il default. Risulta fondamentale ridurre l’eccessiva dipendenza dal petrolio, implementando la varietà e l’efficienza della produzione interna. Urgente sarà anche la lotta alla diffusa corruzione, facilitata dall’ipertrofia dell’apparato statale, e alla criminalità. La capitale, Caracas, con quasi 28.000 omicidi nel 2015, è tra le città più pericolose al mondo.   

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli