Citius, altius, fortius

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Giochi Olimpici: lo sport al servizio dell’umanità

 

“L’Olimpismo è una filosofia di vita, che esalta in un insieme armonico le qualità del corpo, la volontà e lo spirito. Nell’associare lo sport alla cultura e all’educazione, l’Olimpismo si propone di creare uno stile di vita basato sulla gioia dello sforzo, sul valore educativo del buon esempio e sul rispetto dei principi etici fondamentali universali. Lo scopo dell’Olimpismo è di mettere ovunque lo sport al servizio dello sviluppo armonico dell’uomo, per favorire l’avvento di una società pacifica, impegnata a difendere la dignità umana.” (Carta Olimpica, Comitato Internazionale Olimpico, Principi fondamentali 1908)

Il 5 agosto sono ufficialmente iniziati i Giochi della XXXI Olimpiade a Rio de Janeiro. Nella cerimonia di apertura tenutasi all’Estàdio Jornalista Màrio Fiho, gli atleti hanno fatto il loro ingresso sotto 207 bandiere diverse, riunendosi simbolicamente in quello che tutti conoscono come il Maracaña per dare il via alla competizione sportiva più importante del globo per storia, unicità e prestigio. È forse connaturato all’evento il fatto che ogni edizione dei Giochi porti dietro di sé critiche e avvenimenti che sembra contrastino irrimediabilmente con quello che è il cosiddetto “Spirito Olimpico”. L’istantanea che di questo concetto propone la Carta Olimpica è di fatto difficilmente conciliabile con le notizie che ci arrivano quotidianamente dall’interno dello stesso mondo dello sport (doping, proteste, corruzione, cattiva organizzazione e altro ancora) e soprattutto con gli eventi che si susseguono nello scenario internazionale.

Ha dunque senso parlare di Olimpismo anche in un contesto storico caratterizzato da crisi economiche, istituzionali, culturali su scala globale? La risposta può essere ricercata nella genesi di questa manifestazione. I primi giochi si tennero ad Olimpia, in Grecia, nel 776 a.C. e acquisirono importanza crescente negli anni seguenti, tanto che i Greci datarono la loro storia con cadenza quadriennale, secondo la scadenza delle Olimpiadi. L’agonismo era mezzo di glorificazione degli dei e l’atleta, così come l’artista, era considerato divino, ma è forse la tregua bellica (Ekecheirìa) l’aspetto più interessante: l’organizzazione dei giochi presupponeva che non vi fossero guerre e pur di garantire l’evento la comunità panellenica interrompeva i conflitti per 5 giorni.

Il sonno della fiamma olimpica è durato dal 393 al 1896, quando si disputò ad Atene la prima Olimpiade moderna. Il mito olimpico risorge grazie alla ferrea volontà del barone francese Pierre de Coubertin che, ispirato dall’antica sacralità dello sport, riuscì ad organizzare alla Sorbona di Parigi il congresso internazionale sullo sport, il quale aderì alla proposta di organizzare i Giochi ogni quattro anni. Il barone credeva fermamente nel valore educativo dello sport, non solo mero esercizio fisico, ma allenamento psicologico, filosofico ed etico. L’allenamento educa la mente al controllo e al rispetto del corpo e di sé, si nutre di agonismo, di ambizione al miglioramento e di conseguenza insegna il rispetto dell’altrui impegno e attraverso la manifestazione internazionale che oggi conosciamo, spinge al confronto e apre gli orizzonti. La pratica sportiva diviene così mezzo per l’abbattimento dei limiti e si pone in questa logica al servizio dell’umanità.

Proprio nell’ottica di invogliare le persone all’approccio con le diverse discipline si muovono alcuni tra i sostenitori della candidatura di Roma per l’edizione delle Olimpiadi nel 2024: per contrastare i risvolti negativi di una situazione bisogna saper trovare la volontà di procedere “più veloce, più in alto, più forte”.

 

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