L’eccellenza: Roberto Bolle

L’eccellenza: Roberto Bolle

Dal 2011 lo spettacolo Roberto Bolle and friends fa risplendere la notte romana e quest’anno eccezionalmente, in due serate, il 25 e il 26 luglio.

Le Terme di Caracalla sono la cornice del gala che vede impegnato Roberto Bolle, étoile della Scala di Milano, e altri ballerini provenienti dai teatri più importanti di tutto il mondo, accuratamente selezionati dal protagonista della serata in persona. Il tutto si è aperto con un qualcosa di quasi psichedelico: al centro del palco era stato posto un proiettore, che sembrava animarsi ai gesti precisi ed eleganti del danzatore che, in modo equilibrato e fiero, è riuscito ad unire in un’unica coreografia la disciplina della danza classica e la ricerca della linea pulita e delicata dello stile contemporaneo e neoclassico. Ciò che mi ha più colpito è stato un momento in qualche modo didattico: sullo schermo comparivano vari passi di danza e l'étoile li eseguiva davanti alla sua platea, senza mostrare il minimo sforzo, ma facendo ammirare tutti i suoi anni di studio che si sono impressi sul suo corpo, rendendolo praticamente perfetto.

Lo spettacolo è andato avanti su un doppio binario: da una parte il Corsaro, dove ha brillato la Prima Ballerina della Scala, Nicoletta Manni, e il Don Chishotte, a dimostrazione dell’eterna bellezza e immortalità della maniera classica, dall’altra l’espressione neoclassica, per avvicinarsi al grande pubblico e per far vedere che la danza non è solo l’arte elitaria dei teatri, ma è un fattore connaturato all’uomo, e lo afferma una grande e rivoluzionaria ballerina del passato, Isadora Duncan : “la prima volta che ho danzato è stato nell’utero di mia madre”.

Il finale è stato una sorpresa particolarmente apprezzata dal pubblico: dopo il Grand pax de deux, gli spettatori credevano ormai terminata la serata, ed è iniziata una serie interminabile di applausi per salutare l’étoile e i suoi colleghi. È a questo punto che tutte le luci sul palco si spengono e iniziano a provenire dalle casse le note di una canzone molto famosa dei Queen, We will rock you, con cui Bolle aveva aperto l’ultima serata del Festival di San Remo, dimostrando ancora una volta che la disciplina del classico è perfettamente adattabile alle canzoni movimentate e moderne.

La serata è stata senza dubbio all’insegna della bellezza: l’eleganza e la leggiadria delle ballerine si sono fuse egregiamente con la potenza e la nobiltà dei corpi maschili, dando vita ad uno spettacolo unico, in grado di far sognare gli spettatori, e sopra tutte le stelle che popolavano la scena lui, Roberto Bolle, ultimo allievo dell’intramontabile e indimenticabile Rudolph Nureyev, che, con il suo sorriso e i suoi movimenti carichi di grazia e classe, ha dato forma e colore alla notte romana.

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