La paranza dei bambini

La paranza dei bambini

“Ai morti colpevoli, alla loro innocenza”: si apre così il nuovo libro di Roberto Saviano, dieci anni dopo l’uscita di Gomorra, il libro che gli cambiò la vita. È una dedica ai bambini, protagonisti del suo romanzo, colpevoli dei crimini più violenti ma al contempo partecipi comunque dell’innocenza dell’infanzia.

 

L’11 novembre, presso la libreria Feltrinelli Appia, Roberto Saviano ha presentato il suo ultimo libro, La paranza dei bambini, in un dibattito in cui sono intervenute la cantante rapper Baby K e la giornalista Silvia Truzzi del Fatto Quotidiano. L’autore ha risposto alle domande dei moderatori e del pubblico, dapprima soffermandosi sulle caratteristiche del romanzo e dei suoi protagonisti, per poi estendere le proprie riflessioni al di fuori del micro-ambiente oggetto dell’opera.

Saviano ha innanzitutto chiarito che si tratta di un romanzo, dunque di una forma di scrittura creativa non sovrapponibile al mix di trattazione e narrazione che contraddistingue i precedenti Gomorra e ZeroZeroZero. Anche in quest’ultimo libro, tuttavia, resta centrale il contributo delle inchieste giudiziarie sulla criminalità organizzata: la principale fonte di ispirazione è costituita dagli atti e dalle intercettazioni relative alle indagini dei pm Woodcock e De Falco sulle paranze dei bambini a Napoli.

Il significato dell’espressione è presto spiegato. La paranza indica una tecnica di pesca notturna che consiste nel disporre delle lampare ai bordi delle imbarcazioni affinché la luce tragga in inganno i pesci e li attiri verso la superficie, dove poi una rete li avvolge. In modo analogo, a Napoli la camorra intreccia legami con le gang di quartiere dei ragazzini, facendo leva sul miraggio di potere e facile ricchezza, alimentando il desiderio di esibizionismo e ambizione che trova dimora naturale nelle menti più giovani.

I ragazzini protagonisti del romanzo vogliono “tutto e subito”, per questo trovano nella camorra un interlocutore ideale. Non hanno paura perché non hanno nulla da perdere, non pianificano il loro avvenire perché non sanno immaginarsi a distanza di pochi anni. Esprimono giudizi sulle persone secondo una mentalità tipicamente mafiosa, cioè considerando esclusivamente i benefici che derivano da una relazione. Non conta la dimensione pubblica, bensì il legame privato che si instaura con il proprio vicino. Non esiste la fiducia ma l’accordo, non esiste il diritto, ma la concessione. “Se un uomo è un noto criminale, ma con me si è sempre comportato bene, per me quello è una brava persona, un benefattore”. È una logica che rende tutto più chiaro. Ma i bambini di Roberto Saviano non sono mostri, sono cresciuti in un mondo che mente e che delude, facendo sorgere in loro cinismo e disillusione.

Con qualche rapido accenno alla sua vicenda personale, Saviano ha affermato che esistono due modi per mettere a tacere una voce. Il primo consiste nel dire che il tema è risaputo, che una cosa è stata già detta da altri e non conviene stare a sentire sempre le stesse storie. Il secondo consiste nell’affermare la falsità di un discorso, attribuendo la malafede dell’autore alla sua voglia di protagonismo e anzi imputando a lui la colpa di generare fenomeni di emulazione. Anche per questa ragione Saviano ha intrapreso la strada del romanzo, che per sua natura non è tacciabile di scarsa originalità nelle tematiche affrontate, né può essere attaccato in quanto falso, giacché frutto di inventiva. Riguardo al desiderio di emulazione, anche il lettore più sprovveduto è in grado di trarre le proprie conclusioni.

Sempre in tema di forma del romanzo, è stato evidenziato il ruolo non secondario rivestito dalla lingua: un napoletano comprensibile a tutti, necessario a chi scrive e a chi legge per scandagliare la mentalità dei personaggi, evitando un’inquadratura asettica che forse non avrebbe snaturato il significato delle situazioni rappresentate, ma avrebbe trasformato l’intento narrativo in un’operazione chirurgica.

Il linguaggio dei protagonisti è diretto, sfacciato e volgare. I personaggi del romanzo non amano l’ambiguità dei mezzi termini e in questo rispecchiano una tendenza che nel mondo reale è sotto gli occhi di tutti. Il parallelo con l’attualità viene spontaneo: secondo Saviano Trump ha vinto le elezioni americane perché i cittadini hanno premiato il suo linguaggio schietto e la sua rinuncia a celare la propria incompetenza dietro ai falsi schemi del politically correct. Inoltre, Trump non è la causa, bensì l’effetto di un fenomeno che colpisce la gente comune prima che la politica.

Infine, prima di concedersi all’affetto del pubblico per le centinaia di dediche e foto ricordo, Saviano ha rimarcato la somiglianza tra i ragazzini del romanzo e tutti noi lì presenti, autore compreso, invitando a riflettere “su quanto poco ci sia mancato che anche noi finissimo inghiottiti dalla paranza”.

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli