Politics: un nuovo tipo di talk?

Politics: un nuovo tipo di talk?

“A domande precise, risposte precise”: questo lo slogan pubblicitario di Politics - tutto è politica, il nuovo talk show di Rai3 condotto da Gianluca Semprini. 

 

Il nuovo programma, in onda ogni martedì in prima serata su Rai3, si presenta come un nuovo tipo di talk in sostituzione di Ballarò. La novità consisterebbe nella diversa predisposizione del dialogo politico: gli ospiti vengono ricevuti singolarmente o a coppie e sono tenuti a rispondere al conduttore impiegando lo stesso tempo. In questo modo diventa difficile eludere le domande: questo è l’obiettivo. Far parte del pubblico durante la seconda puntata mi ha dato l’opportunità di seguire da vicino il quasi-esordio di Politics e di capire se la novità ci sia o meno.
La puntata di martedì 13 settembre ha avuto come ospite principale il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio: un incontro particolarmente atteso dato che alla precedente puntata, la prima in assoluto, il deputato pentastellato non si era presentato, probabilmente a causa del caso (o meglio, caos) sulla giunta Raggi. Ma questa volta Di Maio c’è e ad animare il talk show sono innanzitutto gli argomenti del giorno: quelli che Di Maio considera l’endorsement del sì alla Riforma Costituzionale da parte degli USA e la provocazione a Renzi tramite il richiamo alla figura di Pinochet. La botta-risposta prosegue per argomenti di cui è difficile non sentir parlare nell’ultimo periodo: Di Maio mantiene la sua linea politically-correct nei confronti delle difficoltà e divergenze all’interno del partito e, nel dichiarare una generale attesa sulle questioni romane (Caso Muraro e Olimpiadi), ribadisce di non essere il portatore della sindaca Raggi.
Dopo aver dato la parola di confronto ad alcuni sindaci d’Italia, arriva il nuovo ospite del programma: Francesco Rutelli, ex sindaco di Roma, che non cerca la polemica con la Raggi ma tiene particolarmente a sostenere l’idea delle Olimpiadi a Roma. Pur elogiando l’esempio di Milano, dove è evidente il grande senso civico, Rutelli fa riferimento alle dimensioni di Roma: i suoi confini amministrativi ricoprono 1290 km2, che equivalgono alla somma dei comuni di Milano, Palermo, Bologna, Firenze, Bari, Torino, Genova, Napoli e Catania. Fa i migliori auguri alla neo-sindaca.
Dopo un breve servizio per dare la parola al sindaco di Salerno, che invece polemizza apertamente contro la Raggi e il partito M5s, Semprini accoglie in studio il ministro dell’istruzione Stefania Giannini, che di fronte alle diverse istanze di insegnanti dal pubblico, conferma l’impegno di una legge che ha stabilizzato 100mila persone. Tuttavia ricorda pure che la scuola è fatta prima di tutto per gli studenti e che il problema della “deportazione” degli insegnanti dal sud al nord Italia è sintomo di una geografia impossibile da ribaltare.
Nell’ultimo quarto d’ora del programma lo spazio della domanda-risposta per un confronto sul referendum è lasciato ad Anna Ascani del PD ed a Nicola Morra del M5s: il dibattito è rimbalzato dall’idea “la riforma fa bene” a quella “la riforma non si riesce nemmeno a leggere”. Così si conclude la seconda puntata di Politics.
Ho notato delle differenze rispetto ai talk shows politici comuni dato che il dibattito è organizzato diversamente, tuttavia è da evidenziare che la retorica politica domina il programma. Quello che continua a mancarmi in tv non è la risposta che dà la soluzione nei 45 secondi prestabiliti, ma l’autentica dialettica politica che si nutre, essa stessa, delle diverse forze politiche per mirare ad una direzione comune, quella del bene del paese. Il “cambiamento” tanto promesso da più partiti si presenta come un imperativo categorico del tempo che viviamo ma, in più iniziative, sembra nascondere un grande vuoto immenso.
La sfida tra i candidati alla nostra fiducia sembra oramai quella da talent show, dove l’importante non è il programma, il verso dove e come andare. Invece, la vera sfida politica è riempire questo vuoto e dare una direzione al vero cambiamento: questo spetta a tutti, anche a noi. In questo senso è lodevole il titolo del programma: Politics - tutto è politica!

 

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