Chimica sì o chimica no?

Chimica sì o chimica no?

L’importanza delle scoperte ottenute grazie alla chimica è inversamente proporzionale alla considerazione che ne ha il grande pubblico dei nostri tempi.

Può apparire banale e quasi superfluo ricordare l’intima correlazione che c’è tra la chimica e la vita sul nostro pianeta, o almeno così sembrerebbe a chi conosce la chimica o più semplicemente a chi della chimica non ha paura.

Invece ogni giorno assistiamo ad un bizzarro fenomeno per cui sempre più questa scienza assume una connotazione negativa, penalizzata soprattutto da una comunicazione mediatica interessata a curare i propri interessi economici piuttosto che quelli della società in cui opera, e che non potrebbe essere più indifferente nei confronti degli effetti di immagini e slogan sulla percezione pubblica.

Nella convinzione generale “chimico” è fin troppo spesso sinonimo di “rischioso”, “inquinante” o “pericoloso”, contrapposto al “naturale” quasi come i due termini si escludessero a vicenda. Questo meccanismo di associazione involontaria non è sempre esistito ma è appannaggio esclusivo della società odierna, condizionata da diversi eventi come gli incidenti che hanno visto protagoniste varie industrie chimiche (L’ICMESA di Seveso, in Italia, per ricordare una delle più tristemente celebri). Vi è anche la scoperta della nocività di sostanze prima ritenute innocue o la semplice presa di coscienza dei danni conseguenti all’abuso di pesticidi fatto negli anni passati, quando ancora non si pensava alla salvaguardia dell’ambiente e degli ecosistemi.

A completare il quadro c’è la “moda” del “biologico”, raccontato dai media in modo tale da innescare una romantica attrazione dei consumatori verso qualcosa di sicuro ed incontaminato, dimenticandosi però di parlare dell’equipe di ricercatori, molto spesso chimici, senza i quali quel prodotto non sarebbe mai arrivato sugli scaffali, perché tanto per l’utilizzo di sostanze prodotte artificialmente, quanto per quello di sostanze naturali, è necessaria una profonda conoscenza della materia.

In passato la chimica era vista come uno strumento il cui principale obiettivo era la comprensione del mondo in cui viviamo, dei meccanismi che lo regolano e delle strutture da cui esso è formato al fine di preservarlo ed ottenere un conseguente miglioramento della vita dell’uomo con le conoscenze acquisite. La natura stessa è costituita da quello scarso centinaio di atomi, variamente combinati tra loro, che oggi vengono tanto incriminati.

La chimica è una delle branche della scienza che più ha avuto influenza nello sviluppo della nostra cultura, ma l’importanza pratica delle scoperte ottenute grazie ad essa è inversamente proporzionale alla considerazione che ne ha il grande pubblico dei nostri tempi.

Negli ultimi anni si è cercato di portare ad una revisione di questa convinzione, tentando di rendere l’immagine della chimica più accattivante e spiegando il ruolo centrale che ha, e avrà ancor più un domani, in campo medico, energetico, industriale ma anche ambientale. Sarebbe paradossale pensare ad una società che possa fare a meno della chimica, cioè di materie plastiche così come dell’elettronica o di qualsiasi tipo di farmaco, a meno di non tornare ad una situazione preindustriale. L’importante è ricordare sempre che la pericolosità non è insita nelle sostanze ma nell’uso che l’uomo decide di farne.

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