La scienza si fa insieme

La scienza si fa insieme

Il lavoro di gruppo nell’ambito della ricerca scientifica. Due testimonianze

 

Un celebre modo di dire recita: “Chi fa da sé, fa per tre”, per indicare come non bisogna sempre aspettare un input dall'esterno per compiere una determinata azione, ma spesso prendere da soli l'iniziativa e, senza l'aiuto di altri, portare a termine ciò che si è intrapreso. Ci sono tuttavia molte situazioni in cui questa affermazione non risulta essere vera: è il caso della ricerca scientifica, dove si possono raggiungere determinati risultati solamente grazie alla collaborazione attiva di più parti, in una continua condivisione di idee, informazioni, strumenti e persone.

Uno degli esempi più recenti di come una ben collaudata collaborazione possa condurre a risultati che un singolo scienziato lavorando unicamente con le proprie forze non otterrebbe è la scoperta delle onde gravitazionali. Previste già nel 1916 da Albert Einstein come conseguenza della teoria della relatività generale, ne è stata confermata l'effettiva esistenza solo nel febbraio scorso, a seguito di uno studio condotto dall'osservatorio statunitense Ligo, con l’essenziale contributo dell'interferometro italiano Virgo. L'elevata difficoltà nel rilevare questo tipo di onde ha reso necessario instaurare una cooperazione fra due diversi team di scienziati, per poter comprovare i dati rilevati da un ricevitore con i risultati che emergevano dall’altro. Sempre sullo stesso tema, peraltro, è già nata una nuova fitta rete di rapporti, questa volta tra l'ESA e la NASA per il Progetto LISA, che prevede la messa in orbita di tre satelliti artificiali per rilevare onde gravitazionali che ci permetterebbero, tra le altre cose, di comprendere la struttura dell'Universo primordiale e la natura di molti fenomeni astronomici ancora oscuri, come la fusione di buchi neri supermassicci.

Il lavoro di squadra è imprescindibile per raggiungere certi obiettivi: la figura dello scienziato, chiuso in laboratorio, che lavora da solo e gelosamente alle proprie scoperte è superata. Per questo nel nostro tempo i giovani che mirano a lavorare nel campo della ricerca scientifica amano mettersi in gioco, sperimentando modi diversi di lavorare ad uno stesso progetto, magari anche grazie ad esperienze di studio all’estero.

È il caso di Saverio Cambioni, studente in procinto di laurearsi in Ingegneria Spaziale ed Astronautica all’ateneo romano La Sapienza, che è stato per tre mesi al Lunar and Planetary Laboratory a Tucson, in Arizona, collaborando all'implementazione della teoria Concentric MacLaurin Spheroid Model, che servirà per studiare i dati del campo gravitazionale di Giove rilevati dalla sonda Juno, e poi, per cinque mesi a Delft, nei Paesi Bassi, dove ha frequentato i corsi della University of Technology, nell’ambito del progetto Erasmus. In entrambe le occasioni, l’esperienza del team working, focalizzata verso un obiettivo: «Serve la volontà di “fare”, ma soprattutto di “fare insieme”. Oltre che la curiosità di viaggiare, per conoscere, crescere ed imparare: è grazie a queste esperienze che si scoprono anche i propri limiti, ed è fondamentale. Ti rendi conto che da solo non basti, nella scienza, come nella vita: il bisogno dell’altro per dare agli altri è la base per raggiungere qualsiasi obiettivo».

Nella scienza, come nella vita, c'è bisogno di collaborazione e di fiducia per poter ottenere i propri risultati e il confrontarsi con gli altri è un passaggio obbligato. È il pensiero di Paulo Sergio Uliana Junior, studente brasiliano ora in Italia grazie al Programma Ponte 2016, che proprio nell’esperienza che sta vivendo nel nostro Paese rintraccia quell’importanza del continuo confronto, per essere stimolati a fare sempre meglio e creare canali di comunicazione anche al di là delle barriere geografiche. Anche Paulo ha viaggiato, negli Stati Uniti, in Australia, in Inghilterra e durante i periodi di studio all’estero ha avuto modo di apprezzare in prima persona la grande importanza del lavorare in gruppo entro un medesimo progetto: “Per fare ricerca, si deve fare gruppo, e per fare gruppo, bisogna imparare a conoscersi, così che tu non sia solo mio collega, ma anche mio amico”.

La scienza non progredisce solo grazie alle intuizioni di cervelli geniali, solitari e sparpagliati, ma è necessario che ogni singolo contributo si inserisca nell’ambito di progetti di ricerca più ampi e strutturati. Questo richiede il saper entrare in collaborazione con gli altri, la volontà di conoscersi reciprocamente e mettere a disposizione le proprie competenze, rimanendo sempre pronti al confronto. Ecco il significato del gruppo, per raggiungere ogni meta e risultato.

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