Pericolo sottile: il problema dell’inquinamento atmosferico

Pericolo sottile: il problema dell’inquinamento atmosferico

50 mcg per metro cubo al giorno è il limite di concentrazione media del particolato nell'aria, previsto dalle normative europee. Limite che non dovrebbe essere superato per più di 35 giorni all'anno ma che le nostre città più grandi hanno violato.

 

Il ricorso al blocco totale del traffico milanese per tre giornate (dal 28 al 30 dicembre) e alle targhe alterne dal 28 al 29 dicembre nella città di Roma sono solo alcune delle ultime misure antismog a causa del ristagno delle polveri sottili prodotte dall'attività umana nell'aria dei più grandi centri italiani.

Questa seria allerta ambientale non è solo italiana e altrove la situazione è di gran lunga peggiore. Allarme rosso per Pechino, dove la concentrazione di particelle particolarmente pericolose ha superato di oltre 20 volte il livello stabilito dall'Oms. Livelli allarmanti sono stati registrati anche a Teheran, Madrid e Sarajevo. Per risolvere tale problema urge una soluzione di carattere politico, presa alla luce dell'analisi scientifica della natura di tale problematica.

Bisogna specificare che con il termine “polveri sottili” si identifica tutto l'insieme delle particelle solide e liquide sospese nell'aria, conosciuto altrimenti con il nome di “particolato” o “pulviscolo atmosferico”. Una prima classificazione è possibile sulla base delle dimensioni assunte da queste polveri. Si parla di particolato grossolano se il diametro supera i 10 µm; le particelle inferiori ai 10 µm e ai 2,5 µm vengono chiamate rispettivamente Pm10 e Pm2,5.

Questi aggregati possono avere origine naturale (derivano, per esempio, dall'erosione del suolo, dal polline, dalle ceneri vulcaniche) o antropica. Alla formazione delle polveri l'essere umano contribuisce con le emissioni della combustione dei motori, del riscaldamento domestico, di impianti industriali e di inceneritori (particelle primarie), nonché con i processi di trasformazione chimica di alcuni gas (particelle secondarie). Gli studi dell'EPA (la statunitense Environmental Protection Agency) rilevano che a livello mondiale il 6-10% di tale particelle è determinato dalle attività umane. Il rapporto fra le componenti naturali e quelle antropiche può cambiare, però, sensibilmente a seconda della zona analizzata. Nella stessa Milano i trasporti e il riscaldamento delle caldaie sono la causa di circa il 40% delle polveri sottili presenti in città.

L'alta pressione insistente sull'Italia, con temperature miti e scarse precipitazioni, peggiora la situazione. I residui dei processi di combustione e altre particelle inquinanti non vengono dispersi con il vento ma si addensano nei primi 3-4000 metri d'atmosfera.

I rischi per la salute dovuti alle polveri di origine antropica sono concreti. Le particelle Pm10 e Pm2,5 riescono, infatti, a penetrare all'interno dell'organismo: se le prime non passano il setto nasale e la laringe, le seconde, essendo più sottili, vengono inalate con facilità giungendo in profondità nei polmoni. Lo SCENIHR (un comitato scientifico in seno all’UE) sospetta addirittura che le nanopolveri (dal diametro compreso tra 80,2 e 100 nm) siano in grado di penetrare nelle cellule entrando nel circolo sanguigno. È accertato, invece, come queste particelle possano essere responsabili di asma, tumori e altre patologie acute dell'apparato respiratorio e cardio-circolatorio.

Gli effetti delle particelle sulla salute dipendono anche dalla loro composizione chimica. Mentre l'aria ricca di iodio può giovare alla popolazione che vive nei pressi di un mare, i particolati prodotti dalla combustione di plastiche sono in grado di trasportare sostanze altamente nocive, come le diossine.

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