Robot o uomo? Una flebile distinzione

Robot o uomo? Una flebile distinzione

Le nuove frontiere dell’intelligenza artificiale euristica.

 

Cos’è un robot?

Una larga fascia di persone risponderebbe che i robot sono delle apparecchiature artificiali in grado di svolgere funzioni elementari e ripetitive, macchine in grado di eseguire con estrema efficienza degli input prestabiliti. Qualcuno che conosce le lingue slave potrebbe azzardare che un robot è un qualsiasi dispositivo in grado di lavorare per l’uomo, ricordando che, etimologicamente, in polacco, ‘robot’ significa ‘lavoro’.

Ben pochi, tuttavia, sosterrebbero l’audace tesi secondo cui ‘robot’ è un concetto ancora in via di sviluppo, un “qualcosa” che ancora non si è in grado di poter definire. Ma, invece, la realtà è proprio questa.

La testimonianza più recente viene da due ingegneri dell’università di Toronto, Parham Aarabi e Wenzhi Guo, che, dopo lunghi anni di ricerca, hanno sviluppato quella che viene chiamata ‘intelligenza artificiale euristica’. Si tratta di una rete neurale artificiale, ovvero di un sistema di elaborazione delle informazioni che cerca di riprodurre il funzionamento del cervello umano. Ma che cosa significa ‘euristica’? L’euristica è quella branca della conoscenza che studia la migliore soluzione, tra tante che potrebbero essere scelte, per risolvere un problema generico. Analogamente, un’‘intelligenza artificiale euristica’ è in grado di riconoscere e catalogare informazioni sconosciute, associandole ad altre apprese in precedenza, simulando il comportamento dell’apprendimento umano.

La ‘creatura’ sviluppata dai due ingegneri impara con un rendimento che eccede del 160% quello umano; la precisione nel dettaglio, poi, è ipersviluppata. Il test a cui è stata sottoposta questa macchina è il seguente: identificare le foto che contengono capelli umani. La cosa sorprendente è che il robot non aveva mai visto un capello umano, ma aveva semplicemente ricevuto delle descrizioni e delle spiegazioni. Eppure, nonostante ciò, è stato perfettamente in grado di individuare in ogni foto i capelli, anche in quelle dove la chioma delle persone si confondeva con il paesaggio.

I padri di questa creatura hanno espresso una gioia profonda, fantasticando sulla possibilità di dare una spinta alla ricerca, anche sul fronte sanitario, dove macchine del genere rappresenterebbero un cosiddetto ‘turning point’. C’è, però, anche qualcuno a cui questa scoperta ha lasciato l’amaro in bocca. La paura che tali robot, un giorno, possano sopraffare il genere umano non appare, in effetti, così lontana. Resta solo la tenue speranza che certi sentimenti, come l’amore, non possano essere replicati. Ma questo, alla fine, potrebbe essere forse solo il grido di aiuto di chi sa, che, purtroppo o per fortuna, l’uomo non è poi così irripetibile come si è sempre creduto.                                  

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