Uno sguardo alla tiroidite di Hashimoto

Uno sguardo alla tiroidite di Hashimoto

Una patologia oggi molto comune, ma che lascia ancora ampio spazio alla ricerca.

 

Le tiroiditi sono processi infiammatori a carico della ghiandola tiroidea, con decorso ed eziologia variabili. La ghiandola infiammata può produrre ormoni in eccesso, portando in tal caso ad una condizione di ipertiroidismo, o al contrario possedere un numero inferiore di cellule follicolari con un conseguente ipotiroidismo. Si conoscono tiroiditi a carattere acuto causate da infezioni batteriche, a carattere subacuto di origine virale e a decorso cronico. Tre queste ultime, si individuano le tiroiditi autoimmuni, in cui la disfunzione tiroidea è la conseguenza di un errore del sistema immunitario.

La tiroidite di Hashimoto (TA), anche nota come tiroidite autoimmune o tiroidite cronica linfocitaria, rappresenta negli adulti la variante più frequente di tiroidite cronica autoimmune e la causa più diffusa di ipotiroidismo, con insorgenza tra i 45 e i 65 anni, mentre in età pediatrica è la più comune di tutte le varie forme di tiroiditi. Questa patologia fu descritta per la prima volta dal medico giapponese Hashimoto nel 1912, in riferimento ad individui adulti, e poi riconosciuta quale malattia dell’infanzia nel 1954, quando venne osservata per la prima volta in sei bambine. La prevalenza della TA è di circa 0,3-3,3% nei bambini sopra i 3 anni e negli adolescenti, mentre nella popolazione adulta è del 5-20% nelle donne e 1-5% negli uomini[1].

Nella tiroidite di Hashimoto si assiste alla distruzione del parenchima della ghiandola con un meccanismo autoimmune, cioè da parte di anticorpi prodotti dallo stesso organismo e attivi contro antigeni tiroidei: in circolo ci sono anticorpi anti-Tg contro la tireoglobulina (precursore degli ormoni tiroidei) e anti-TPO, ossia contro l’enzima tireoperossidasi, coinvolto nella sintesi di ormoni tiroidei a partire dalla tireoglobulina. Frequente è la comparsa del gozzo, che avviene solitamente in modo graduale, in genere accompagnato da una lenta progressione verso l’ipotiroidismo. Tuttavia, in alcuni casi si manifestano fasi transitorie di ipertiroidismo (Hashitossicosi), data la presenza di anticorpi tireostimolanti. Inoltre si può associare ad oftalmopatia esoftalmica. È stata documentata anche la frequente associazione tra TA e altre patologie autoimmuni, quali il diabete mellito di tipo 1 e la malattia celiaca, mentre più raramente si trova una correlazione con il linfoma maligno primitivo della tiroide.

La TA è una malattia multifattoriale dovuta ad un’interazione tra fattori genetici ed ambientali, ma ancora non c’è chiarezza circa i motivi scatenanti. La componente genetica spiegherebbe circa il 70% del rischio di sviluppare tale patologia, mentre i fattori ambientali agirebbero come ‘triggers’ in soggetti geneticamente predisposti. I geni chiamati in causa possono essere distinti in due grandi gruppi: gli immuno-modulatori e i tiroidospecifici, tra cui quelli codificanti la tireoglobulina e il recettore del TSH (ormone ipofisario che stimola l’attività della ghiandola). Per quanto riguarda i fattori ambientali, un eccesso di iodio, un deficit di selenio, il fumo, i farmaci sono considerati come potenziali fattori di rischio. Nello specifico, riguardo al selenio, esso svolge un ruolo fondamentale a livello tiroideo, in quanto vari enzimi ampiamente rappresentati nella ghiandola tiroidea sono selenoproteine e quindi un suo deficit può contribuire alla patogenesi di alterazioni tiroidee. È stato anche ipotizzato un ruolo importante da parte di virus, quali il virus dell’epatite C e l’herpesvirus, ma l’associazione tra infezioni virali e TA risulta difficile da stabilire.

La diagnosi si basa sull’esame ecografico e sulla presenza di elevati valori di anticorpi anti-Tg e anti TPO nel sangue, associati ad una funzionalità tiroidea che può essere estremamente variabile in base allo stadio della malattia. In relazione a quest’ultima è la terapia, che in genere consiste nella somministrazione di levotiroxina (LT4), in modo da compensare la scarsa produzione di ormoni tiroidei.

È importante diagnosticare tempestivamente la TA o un’altra eventuale disfunzione della tiroide. Infatti questa ghiandola svolge un ruolo fondamentale nell’arco di tutta la vita, dal periodo prenatale alla terza età, poiché i suoi ormoni regolano importanti processi, quali lo sviluppo neuropsichico e l’accrescimento somatico, la funzione cardiovascolare, il metabolismo basale, lipidico, glucidico e osseo. Per questo dal 23 al 27 maggio si è svolta la Settimana Mondiale della Tiroide, con lo scopo di sensibilizzare l'opinione pubblica e il mondo scientifico sui crescenti problemi legati alle malattie di questa ghiandola.

[1] CORE CURRICULUM endocrinologia e metabolismo - Faglia G.

Share this article

Panorama per i giovani

Cultura, economia, formazione, politica e scienza. E un occhio sempre attento alle bellezze, alle opportunità, alle sfide con le quali si confrontano giovani che vivono a Roma gli anni della formazione universitaria.

 

Una rivista on line, interamente realizzata dagli allievi del Collegio "Lamaro Pozzani", che cerca di partire da quello che ci interessa oggi per anticipare ciò che conterà domani.

Ultimi articoli